Sentenza n. 2134/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) n. 511/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Veneto n. 511/2023 e, in via derivata, ordinanza di demolizione di un capannone con struttura metallica retrattile e platea in cemento nonché successiva diffida per inottemperanza, con previsione dell’acquisizione dell’area al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli appellanti contestavano la sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza di demolizione e i motivi aggiunti contro la successiva diffida. Deducevano, anzitutto, che il permesso di costruire in sanatoria relativo al fabbricato principale, avente destinazione artigianale-commerciale, avrebbe attratto anche il manufatto accessorio, in ragione della sua pertinenzialità e integrazione funzionale. Sostenevano poi che il capannone, costituito da una tenda su struttura metallica mobile e retrattile, e la platea fossero opere pertinenziali, di modesta entità e non stabilmente idonee a trasformare il territorio, assoggettabili all’epoca a DIA anziché a permesso di costruire. Veniva inoltre dedotta l’illegittimità dell’ordinanza per la mancata individuazione dell’area da acquisire al patrimonio comunale, nonché l’illegittimità derivata della diffida. Gli appellanti lamentavano anche un difetto di motivazione del TAR sulla qualificazione della platea come nuova costruzione e sostenevano che, prima della demolizione, il Consiglio comunale avrebbe dovuto valutare la possibilità di conservazione dell’opera ai sensi dell’art. 31, comma 5, d.P.R. 380/2001.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l’appello e confermato la sentenza del TAR e gli atti impugnati. Ha ritenuto che le censure fossero in larga parte una reiterazione dei motivi già esaminati e correttamente respinti in primo grado. Il condono o permesso di costruire in sanatoria relativo al fabbricato principale aveva legittimato soltanto quel locale e non aveva modificato la destinazione urbanistica dell’area, né esteso i propri effetti al manufatto contestato. Il capannone e la platea sono stati qualificati come interventi di nuova costruzione soggetti a permesso di costruire: la struttura era stabilmente fissata al suolo mediante una platea in cemento, dotata di impianto elettrico, destinata in modo non temporaneo a deposito e caratterizzata da rilevanti dimensioni. Tali caratteristiche escludevano sia la natura temporanea del manufatto sia la qualificazione come pertinenza edilizia, poiché l’opera aveva autonoma consistenza, funzione, valore economico e impatto urbanistico, con incremento delle superfici al servizio dell’attività e aumento del carico urbanistico. La mancata indicazione dell’area di sedime nell’ordinanza di demolizione non ne determinava l’illegittimità: l’ordinanza ha natura ripristinatoria ed è fondata sull’accertamento dell’abuso, mentre l’acquisizione gratuita opera automaticamente in caso di inottemperanza e l’individuazione dell’area può essere effettuata nel successivo atto di accertamento dell’inottemperanza. È stato inoltre escluso che la preventiva deliberazione consiliare sulla possibile conservazione dell’opera costituisca requisito di legittimità dell’ordine di demolizione; il mantenimento dell’opera abusiva è un’ipotesi residuale ed eccezionale, subordinata alla successiva valutazione di prevalenti interessi pubblici e all’assenza di contrasto con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o idrogeologici. Conseguentemente, la diffida non era viziata in via derivata. Gli appellanti sono stati condannati in solido alle spese del grado, liquidate in euro 3.000,00 oltre accessori.
Norme richiamate
Disciplina l’ordine di demolizione degli interventi eseguiti in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire e il procedimento conseguente all’inottemperanza.
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
il bene e l’area di sedime […] sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune
L’acquisizione gratuita consegue ope legis all’inottemperanza all’ordine di demolizione; l’individuazione dell’area di sedime può essere effettuata nel successivo atto di accertamento dell’inottemperanza.
art. 31, comma 5, d.P.R. 380/2001
l’opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell’abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico
La deliberazione consiliare sulla conservazione dell’opera abusiva riguarda un’ipotesi residuale ed eccezionale e non costituisce presupposto di legittimità dell’ordine di demolizione.
art. 3, lett. e), d.P.R. 380/2001
sono comunque da considerarsi “interventi di nuova costruzione”: (...) e.5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee
Un manufatto leggero o retrattile destinato stabilmente a deposito, fissato al suolo e dotato di consistenti opere strutturali e impiantistiche, costituisce nuova costruzione soggetta a permesso di costruire.
Massime di principio
- Un manufatto leggero, prefabbricato o dotato di struttura retrattile, destinato in modo non temporaneo ad ambiente di lavoro, deposito o magazzino, costituisce intervento di nuova costruzione soggetto a permesso di costruire quando è stabilmente collegato al suolo e presenta consistenza strutturale e impiantistica idonea a trasformare urbanisticamente il territorio.
- La qualificazione di un’opera come pertinenza edilizia richiede un nesso funzionale e strumentale con l’edificio principale, una dimensione ridotta e modesta, l’assenza di autonoma destinazione e di autonomo valore economico, nonché l’assenza di significativo aumento del carico urbanistico o di alterazione dell’assetto del territorio.
- Il titolo edilizio in sanatoria relativo a un fabbricato principale legittima esclusivamente le opere comprese nel suo oggetto e non modifica, di per sé, la destinazione urbanistica dell’area né estende automaticamente i propri effetti a manufatti ulteriori, anche se funzionalmente collegati all’attività esercitata.
- L’omessa individuazione dell’area di sedime nell’ordinanza di demolizione non determina, di per sé, l’illegittimità dell’atto: l’ordinanza ha natura ripristinatoria, mentre l’acquisizione gratuita consegue all’inottemperanza e la precisa individuazione dell’area può avvenire nel successivo atto di accertamento dell’inottemperanza.
- La deliberazione consiliare prevista dall’art. 31, comma 5, d.P.R. 380/2001 per la conservazione dell’opera abusiva non costituisce un presupposto necessario dell’ordine di demolizione, poiché il mantenimento dell’opera rappresenta un’ipotesi eccezionale e residuale rispetto all’interesse ordinario al ripristino della legalità urbanistico-edilizia.
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