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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12568/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di riesame che confermava la misura cautelare per partecipazione ad associazione a delinquere e reati connessi. I motivi principali sono: vizio di valutazione e violazione di legge in ordine all'elemento soggettivo dell'associazione (mancata prova dell'affectio societatis e della consapevolezza di far parte di un sodalizio stabile), travisamento delle prove circa le fatture false e il ruolo effettivo svolto (contestata la tesi di partecipazione stabile, sostenendo invece un rapporto episodico e limitato con Scalzo), e censura sulle esigenze cautelari (assenza di pericolo di reiterazione o di inquinamento delle prove). I difensori hanno poi comunicato la sostituzione degli arresti domiciliari con la misura meno gravosa dell'obbligo di presentazione e hanno rinunciato al motivo relativo alle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i motivi relativi ai gravi indizi di partecipazione all'associazione. Pur riconoscendo riscontri su singole condotte dell'Aiello (es. individuazione di persone anziane prive di familiari, incarico di procuratore speciale, incassi collegati a un testamento sospetto, messaggi con Scalzo, percezione di somme come 250.000 euro), la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia adeguatamente dimostrato la consapevolezza stabile di appartenenza al sodalizio e l'apporto attivo e durevole necessario per il reato di associazione (affectio societatis). Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio con motivazione conforme ai principi indicati dalla Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen. (associazione a delinquere)

    La Corte richiama che per il reato associativo è necessario dimostrare la permanente consapevolezza dell'associato di far parte del sodalizio e un contributo attivo e stabile all'attuazione del programma criminoso (affectio societatis); la partecipazione anche a un singolo episodio può essere indizio, ma da essa deve emergere con chiarezza l'appartenenza associativa

  • art. 491 cod. pen. (falsità in testamento olografo)

    Il Tribunale aveva ritenuto che un capo di imputazione (d) fosse assorbito nel capo relativo alla falsità in testamento olografo (capo e); la Corte prende atto dell'uso di tale fattispecie come reato-fine nei fatti contestati, ma distingue la prova del singolo reato dalla prova dell'affiliazione associativa

Massime di principio

  • Per configurare l'associazione a delinquere non basta la prova della commissione o della concorso in singoli reati: è necessario dimostrare l'affectio societatis, cioè la consapevolezza e la disponibilità stabile a cooperare per un progetto criminoso comune
  • La partecipazione a un episodio delittuoso può rappresentare indizio di appartenenza all'associazione solo se da quell'episodio emerge chiaramente un contributo attivo e durevole alla struttura e agli scopi del gruppo
  • I giudici devono evitare salti logici: non è sufficiente collegare attività preliminari (es. reperimento di obiettivi) alle fasi successive del piano criminoso senza elementi che attestino il rapporto continuativo con altri sodali oltre il contatto con un unico autore principale
  • Nelle valutazioni cautelari occorre motivare specificamente il pericolo di reiterazione o di inquinamento probatorio; la semplice gravità indiziaria, se carente in relazione all'associazione, può rendere inadeguata la misura cautelare più afflittiva
  • Quando l'accertamento riguarda ruoli professionali sensibili (es. commercialista), la loro valutazione richiede attenzione: il rapporto di lavoro o l'incarico professionale può giustificare contatti e operazioni che non implicano automaticamente consapevolezza associativa

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