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Sentenza

Sentenza del 10/06/2015 n. 12028 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Il Comune ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della CTR che aveva dichiarato inammissibile l’appello comunale, perché presentato dal responsabile dell’Ufficio tributi ritenuto privo del potere di rappresentare il Comune. La controversia riguardava l’avviso di liquidazione della differenza ICI per l’anno 2005, relativa a un complesso immobiliare destinato a campeggio, calcolata sulla rendita catastale attribuita dall’Agenzia del Territorio e impugnata dai contribuenti. Il Comune aveva inoltre censurato, per violazione dell’art. 295 c.p.c., la decisione di merito della CTR nonostante la declaratoria d’inammissibilità dell’appello. I resistenti avevano eccepito l’inammissibilità del ricorso per asserita inesistenza della procura speciale, rilasciata dal Sindaco e autenticata da un funzionario comunale anziché dal segretario comunale.

La decisione

La Corte di cassazione, con decisione del 22 aprile 2015, depositata il 10 giugno 2015, ha rigettato il ricorso del Comune e compensato integralmente le spese. Applicando il principio della ragione più liquida, ha deciso sulla questione assorbente senza esaminare l’eccezione preliminare relativa alla procura: nel giudizio separato sulla rendita catastale, il ricorso dell’Agenzia del Territorio era stato rigettato e l’annullamento della rendita era così divenuto irrevocabile. Poiché la determinazione della rendita condiziona la liquidazione dell’ICI, era venuto meno il presupposto dell’imposta richiesta con l’avviso impugnato. La Corte ha quindi ritenuto superfluo esaminare ulteriormente la censura ex art. 295 c.p.c. La compensazione delle spese è stata giustificata con l’irrevocabilità, intervenuta in quella stessa data, della statuizione sulla rendita.

Norme richiamate

  • Artt. 24 e 111 della Costituzione

    Il Collegio, in applicazione del principio processuale della ragione più liquida (che trae fondamento dalle disposizioni di cui agli artt. 24 e 11 Cost. , interpretati nel senso che la tutela giurisdizionale deve risultare effettiva e celere per le parti in giudizio, da ultimo Cass. SU n. 9936 del 2014)

    La Corte richiama il principio della ragione più liquida come strumento per decidere la questione risolutiva senza affrontare prima questioni preliminari, in coerenza con l’esigenza di una tutela giurisdizionale effettiva e celere. Il testo riporta «artt. 24 e 11 Cost.»; il riferimento all’art. 11 è conservato come formulato nel provvedimento.

  • Art. 295 c.p.c.

    La disposizione è citata dal Comune per censurare la decisione della CTR nonostante l’inammissibilità dell’appello. La Corte non decide nel merito tale censura, poiché il venir meno del presupposto catastale rende risolutiva la questione della rendita.

Massime di principio

  • Quando la pretesa ICI è fondata su una rendita catastale e la rendita viene definitivamente annullata, viene meno il presupposto su cui si basa la liquidazione dell’imposta; l’esito del giudizio sulla rendita può quindi condizionare quello relativo all’avviso ICI.
  • Per ragioni di effettività e celerità, il giudice può applicare il principio della ragione più liquida e decidere sulla questione che risolve la controversia, senza esaminare un’eccezione preliminare o ulteriori censure non più decisive.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando ricorrono giusti motivi legati alle circostanze del caso; qui la Corte li ha ravvisati nell’irrevocabilità, intervenuta nel corso della decisione, dell’annullamento della rendita.

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