Cassazione Penale, Ordinanza n. 40289/2025 del 16/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo fosse meramente reiterativo di doglianze già sollevate in appello e disattese, e comunque volto a ottenere una nuova lettura del fatto, estranea ai limiti del giudizio di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva ricostruito il fatto come rapina impropria consumata. L'unico motivo dedotto in cassazione riguardava la mancata riqualificazione della condotta nei termini di tentativo di rapina, sostenendo quindi una diversa lettura della dinamica fattuale e della consumazione del reato. La Corte rileva però che si trattava di una censura già proposta in appello e puntualmente respinta, oltre che di una richiesta di rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità.
Norme richiamate
La sentenza richiama la qualificazione del fatto come rapina impropria consumata, contrapposta alla tesi difensiva del tentativo.
Massime di principio
- In cassazione non è consentito proporre motivi meramente reiterativi di censure già dedotte e disattese in appello, se non vengono prospettati specifici vizi di legittimità.
- È inammissibile il motivo di ricorso che, sotto la veste della qualificazione giuridica del fatto, sollecita una diversa ricostruzione del merito e della dinamica fattuale, poiché tale rivalutazione è preclusa alla Corte di cassazione.
- La contestazione sulla consumazione o sul tentativo del reato deve confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata; se la censura si limita a contrapporre una lettura alternativa dei fatti, il ricorso è inammissibile.
Come è indicizzato
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