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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 6913/2023 del 08/03/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso mirava alla cassazione della sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva in parte riformato la decisione del Tribunale accertando la validità di una delle cartelle esattoriali in ragione del sollecito di pagamento notificato il 24/02/2012 e ritenendo operante il termine perentorio di 40 giorni previsto dall'art. 24 del d.lgs. n.46/1999. Il ricorrente deduceva principalmente che il Tribunale aveva qualificato la sua azione come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., decisione non impugnata dalle controparti e quindi divenuta giudicato; pertanto la Corte d'appello non poteva invece applicare d'ufficio il termine decadenziale di 40 giorni per ritenere il credito divenuto definitivo. In subordine si contestava che i crediti fossero già prescritti prima del presunto sollecito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendo che il Tribunale avesse qualificato l'azione quale opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. e che tale qualificazione, non essendo stata specificamente contestata, fosse ormai divenuta giudicato. Perciò la Corte d'appello ha erroneamente applicato il termine decadenziale di 40 giorni dell'art. 24 d.lgs. 46/1999. Gli altri motivi sono stati assorbiti. La sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata alla Corte d'appello di Reggio Calabria in diversa composizione, con decisione sulle spese da rimandare al giudice di rinvio. È stato inoltre disposto che non sussistono i presupposti per richiedere al ricorrente il versamento di ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 615 c.p.c.

    L'azione è stata qualificata dal Tribunale come opposizione all'esecuzione; una tale qualificazione comporta un diverso inquadramento procedurale rispetto al rimedio speciale previsto dall'art. 24 del d.lgs. 46/1999 e, se non contestata dalle parti, produce effetti di giudicato

  • art. 24 d.lgs. 46/1999

    Prevede il termine perentorio di 40 giorni per impugnare la cartella esattoriale; la Corte territoriale aveva ritenuto che il sollecito del 24/02/2012 avesse ripristinato i termini per impugnazione, ma la Cassazione ha affermato che tale regime non poteva essere applicato quando la qualificazione dell'azione come opposizione all'esecuzione (che esclude l'applicazione del termine decadenziale) era già divenuta giudicato

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamata nella contestazione sull'onere della prova e sulla necessità per il giudice di accertare la notifica degli atti; la Corte di merito aveva ritenuto di dover valutare gli estratti di ruolo e altri documenti per verificare la notificazione, ma la Cassazione ha prevalso sul profilo della qualificazione processuale già formatasi in primo grado

  • art. 342 c.p.c.

    Norma procedurale richiamata nella censura relativa agli effetti della sentenza di primo grado e agli eventuali limiti di giudicato; la Cassazione ha ritenuto che la qualificazione processuale del Tribunale fosse ormai vincolante

  • art. 346 c.p.c.

    Richiamata in relazione agli effetti dell'impugnazione e alla possibilità di pronunce ultra petita; la Corte ha però ritenuto decisivo il vizio sulla qualificazione processuale divenuta irrevocabile

  • art. 360 c.p.c. (co.1, n.3)

    Fondamento giuridico dei motivi di cassazione per violazione di norme di diritto; il ricorrente ha proposto i motivi di cui a questa norma e la Corte li ha esaminati accogliendo il primo

  • art. 23, comma 8-bis D.L. 28 ottobre 2020 n. 137 (conv. L. 176/2020)

    Richiamato in relazione al deposito di conclusioni scritte da parte del Pubblico Ministero nella fase di udienza; non incide sul merito sostanziale della controversia

Massime di principio

  • Se il giudice di primo grado qualifica l'azione in un certo modo (es. opposizione all'esecuzione ex art.615 c.p.c.) e tale qualificazione non è specificamente impugnata dalle controparti, quella qualificazione può diventare giudicato e vincolare il giudice d'appello.
  • L'art. 24 d.lgs. 46/1999 (termine perentorio di 40 giorni per impugnare la cartella) non può essere applicato d'ufficio dall'appello per sovvertire una qualificazione processuale già formatasi e non contestata in primo grado; occorre cura nel contestare immediatamente la qualificazione dell'azione se si vuole far valere un regime procedurale diverso.
  • Il sollecito di pagamento (primo atto di esazione) può avere efficacia 'recuperatoria' dei termini per impugnare la pretesa solo nei casi in cui la contestazione del titolo e del merito non sia già stata risolta in un certo senso dal giudicato; non può in ogni caso rianimare crediti già prescritti senza verifica specifica dei termini di prescrizione.
  • In casi di contestazione sulla notifica delle cartelle, è importante produrre e contestare documenti che dimostrino le date di formazione e di notifica del ruolo; il giudice ha il potere di esaminare estratti di ruolo e altri documenti per accertare la notificazione, ma ciò non esclude l'effetto vincolante di questioni processuali già decise.
  • Per difendersi efficacemente contro cartelle ritenute prescritti, il contribuente deve sollevare tempestivamente la questione della prescrizione e, se del caso, far valere che l'azione è un'opposizione all'esecuzione, così da evitare applicazioni improprie di termini decadenziali diversi.

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