Cassazione Penale, Sentenza n. 17007/2025 del 07/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la decisione di estradizione sostenendo che la consegna al Marocco avrebbe esposto lo stesso al rischio di trattamenti inumani e degradanti a causa della situazione generale delle carceri marocchine (grave sovraffollamento e presunte limitazioni alla lettura e scrittura per determinate categorie). Il ricorso deduceva la violazione dell'art. 705 c.p.p. in rapporto all'art. 3 CEDU e dell'art. 32 della Convenzione di estradizione Italia-Marocco, lamentando che la Corte territoriale non avesse richiesto informazioni specifiche e individualizzate allo Stato richiedente sulle condizioni carcerarie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità delle censure. Ha ritenuto congrua la motivazione della Corte d'Appello che aveva valutato: assenza di politicità del reato; non appartenenza del ricorrente a categorie politicamente a rischio (es. indipendentisti saharawi, islamisti radicali, autonomisti berberi); mancanza di notizie recenti e circostanziate, anche da ONG qualificate, su condizioni carcerarie particolarmente critiche in Marocco; rilievo, nei limiti utili, di recenti provvedimenti marocchini che lo includono tra paesi di origine considerati sicuri in materia di rimpatrio. La difesa non ha indicato profili critici aggiuntivi rispetto a quelli già esaminati. Perciò l'impugnazione è stata dichiarata inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma procedurale che disciplina il procedimento di estradizione e motivi di opposizione; la Corte ha ritenuto che il ricorso non fornisse censure sufficientemente specifiche rispetto alle determinazioni adottate in primo grado e in appello, giustificando l'inammissibilità per genericità.
art. 3 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)
Richiamato come parametro di tutela contro trattamenti inumani e degradanti; la Corte ha valutato che non sussistessero elementi concreti e recenti tali da determinare un rischio attuale e individualizzato ai sensi di tale norma.
art. 32 Convenzione di estradizione tra Italia e Marocco (ratificata con legge n. 152/2016)
legge n. 152 del 28 luglio 2016
La Convenzione è stata richiamata per i principi procedurali dell'estradizione; la Corte ha ritenuto che, anche in considerazione della Convenzione e della sua ratifica, non fossero prodotti elementi concreti che giustificassero il rifiuto dell'estradizione per rischio di violazione di diritti fondamentali.
Massime di principio
- Per impugnare con successo una decisione di estradizione per rischio di trattamenti inumani o degradanti è necessario fornire elementi specifici, attuali e circostanziati, non mere affermazioni generiche sul sovraffollamento carcerario.
- Le Corti valutano l'assenza di politicità del reato e l'appartenenza dell'estradando a categorie politicamente a rischio; l'appartenenza a tali categorie può aumentare la probabilità di ottenere protezione dall'estradizione.
- La produzione di rapporti dettagliati e recenti da ONG qualificate o di altri riscontri probatori concreti è determinante per dimostrare condizioni carcerarie particolarmente critiche nello Stato richiedente.
- Riforme legislative o provvedimenti dello Stato richiedente che indicano miglioramenti procedurali o che lo collocano tra paesi considerati 'sicuri' possono essere presi in considerazione, pur nei limiti della loro rilevanza.
- La mancata specificazione nel ricorso di profili critici ulteriori rispetto a quelli già analizzati dalla Corte di merito comporta il rischio di inammissibilità per genericità delle censure.
- Il peso probatorio spetta in primo luogo alla parte che denuncia il rischio: occorre un confronto argomentativo puntuale con le determinazioni della sentenza impugnata per evitare l'inammissibilità.
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