Cassazione Penale, Sentenza n. 10253/2026 del 17/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 27/10/2025 che aveva rigettato il riesame del decreto di sequestro probatorio. Il ricorrente contestava: 1) violazione dell'art. 325 c.p.p. perché la Polizia giudiziaria aveva sequestrato beni non indicati nel decreto (orologi e borse di marca) senza che il giudice per le indagini preliminari ne convalidasse il sequestro; 2) vizio di motivazione e carenza di fumus commissi delicti in relazione al delitto di favoreggiamento personale, ritenendo mancasse l'elemento doloso e che gli elementi prodotti non evocassero sufficientemente la configurabilità del reato.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che: a) la strada processuale percorsa dal ricorrente era errata: quando il Pubblico Ministero, delegando la Polizia giudiziaria, sequestra cose non specificatamente indicate nel decreto, il rimedio corretto è l'istanza di restituzione al P.M. e, in caso di diniego, l'opposizione al G.I.P.; il reclamo esperito era quindi improcedibile; b) l'estensione del sequestro a beni rinvenuti e ritenuti pertinenti al reato non è automaticamente illegittima se tali cose sono utili alle indagini; c) il Tribunale del riesame aveva adeguatamente valutato la "configurabilità astratta" e la "ragionevole ipotizzabilità" del reato, per cui il motivo sul fumus è manifestamente infondato. Infine la Corte ha condannato il ricorrente alle spese e inflitto la sanzione pecuniaria prevista (Cassa delle ammende) ai sensi dell'art. 616 c.p.p. per la colpa nella proposizione del ricorso.
Norme richiamate
Se il P.M., delegando la P.G., dispone il sequestro anche di quanto rinvenuto e ritenuto utile, la convalida è richiesta per le cose non specificate: l'indeterminatezza impone il controllo giudiziario; tuttavia, se ciò non avviene il rimedio è l'istanza di restituzione al P.M. e l'opposizione al G.I.P. in caso di diniego, non il reclamo ex art. 257.
Il giudice esercita il controllo tempestivo sulla legittimità del sequestro; in assenza di convalida il P.M. deve restituire le cose non sequestrabili ai sensi del comma 2, e l'interessato può avanzare istanza di restituzione al P.M.
Il decreto motivato del P.M. contenente l'indicazione delle cose da sequestrare è il presupposto per esperire il reclamo/ riesame; se il sequestro non è stato disposto con le specifiche di cui all'art. 253, il reclamo non è il rimedio applicabile.
Richiama la disciplina del reclamo avverso il decreto di sequestro previsto dall'art. 253; il giudizio di riesame presuppone che il decreto contenga l'indicazione delle cose sequestrate.
Norma richiamata in quanto disciplina l'opposizione al G.I.P. contro il diniego della restituzione disposto dal P.M.; il percorso previsto è istanza al P.M. e opposizione ex art. 263, comma 5, non il reclamo.
La declaratoria di inammissibilità comporta condanna alle spese e può comportare la sanzione pecuniaria a carico del ricorrente per colpa nella proposizione del ricorso, con versamento alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Se il Pubblico Ministero, delegando la Polizia giudiziaria, sequestra anche beni non espressamente indicati nel decreto, il rimedio processuale corretto è l'istanza di restituzione al P.M.; in caso di diniego, l'opposizione al G.I.P. L'impugnazione per "reclamo" è inammissibile se manca il presupposto del decreto motivato ex art. 253.
- L'estensione del sequestro a beni rinvenuti durante la perquisizione può essere legittima quando tali beni sono pertinenti e utili alle indagini: la Polizia può sequestrare cose ritenute pertinenti, ma il controllo giudiziario resta necessario per validarne la permanenza nel sequestro.
- In sede di riesame del sequestro probatorio il giudice valuta la "configurabilità astratta" e la "ragionevole ipotizzabilità" del reato, non pronunciandosi sul merito della colpevolezza: la verifica non richiede la stessa intensità probatoria richiesta per misure cautelari personali.
- La mancata scelta del rimedio procedurale corretto determina l'inammissibilità dell'impugnazione e può comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie se la proposizione del ricorso è colposa.
- Quando si contestano vizi formali del sequestro (indeterminatezza degli oggetti), valutare preliminarmente se il sequestro è stato disposto tramite decreto motivato del P.M.; in assenza di tale decreto usare l'istanza di restituzione e l'eventuale opposizione al G.I.P., non il reclamo.
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