Cassazione Penale, Sentenza n. 22970/2022 del 13/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di L'Aquila del 08/02/2021 che aveva riformato la sentenza di primo grado (assoluzione) e dichiarato Cialente responsabile ai soli effetti civili per il reato di diffamazione aggravata, condannandolo al risarcimento per aver definito, in un'intervista del 13/11/2015, il consigliere Ettore Di Cesare "elusore fiscale" e aver criticato le sue capacità imprenditoriali e politiche. Il ricorrente denunciava violazione di legge ed errata applicazione della causa di non punibilità del "fatto ingiusto altrui" (art. 599, comma 2 c.p.), nonché carenza e manifesta illogicità della motivazione; sosteneva inoltre che le dichiarazioni della parte civile rientravano nel diritto di critica politica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha valutato direttamente la portata offensiva delle frasi contestate e ha ritenuto che le espressioni rientrino nella scriminante del diritto di critica politica (art. 51 c.p.), considerando il contesto dialettico "botta e risposta" tra i due uomini politici, la contiguità temporale e la pertinenza rispetto al tema politico discusso. In subordine, la Corte ha osservato che poteva valere anche la causa di non punibilità della provocazione (art. 599, comma 2 c.p.). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato; nulla è stato disposto circa le spese richieste dalla parte civile, che è risultata soccombente.
Norme richiamate
Riconosciuto come esimente del diritto di critica politica: tollera espressioni forti e toni aspri purché siano pertinenti al tema politico, riconducibili a specifici episodi e non degenerino in attacchi personali gratuiti; applicabile nel contesto di "botta e risposta" politico con contiguità temporale e collegamento al mandato politico.
Causa di non punibilità della provocazione: può operare non solo quando il fatto ingiusto altrui configura un illecito codificato, ma anche quando consiste nella lesione di regole di civile convivenza apprezzabili oggettivamente; richiede contiguità temporale e collegamento causale tra la reazione e il fatto ingiusto altrui.
Massime di principio
- Nel contesto politico il diritto di critica (art. 51 c.p.) autorizza toni aspri e termini offensivi se ricondotti a un confronto su questioni di pubblico interesse e collegati a specifici episodi; occorre valutare il complessivo contesto dialettico (es. "botta e risposta").
- La scriminante della provocazione (art. 599, comma 2 c.p.) può giustificare reazioni difensive anche quando la condotta altrui non costituisce reato, purché la violazione sia apprezzabile oggettivamente e la reazione sia temporalmente e causalmente collegata.
- Si deve distinguere tra critica politica pertinente e attacchi personalistici: se l'affermazione è genericamente gratuita o atta a ledere aspetti intimi/personali non collegati al mandato politico, può configurarsi diffamazione punibile.
- La Corte di cassazione può sindacare in ordine alla materialità e alla portata offensiva delle espressioni anche se la sentenza di primo grado è divenuta irrevocabile su alcune questioni, specialmente quando è aperto il sindacato sul fatto diffamatorio nel merito.
- In casi simili valutare sempre: (1) il contesto e la contiguità temporale tra attacco e reazione; (2) la pertinenza critica rispetto al ruolo pubblico o mandato politico; (3) se il tono/terminologia travalica nella gratuità personale.
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