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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42231/2022 del 08/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di conferma della condanna per resistenza a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) e interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.), sostenendo che: 1) non vi fu comportamento violento o minaccioso verso il capotreno ma un intervento a tutela dello stesso contro due giovani stranieri privi di biglietto; 2) non sussistono gli elementi del reato di interruzione di pubblico servizio perché il ritardo fu causato dall'intervento della polizia e non dalla condotta del ricorrente; 3) dovevano essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche perché la degenerazione della lite non era riconducibile al ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero sostanzialmente una richiesta di riesame del fatto e una ricostruzione alternativa non collegata alle prove. Confermando le valutazioni dei giudici di merito, la Corte ha ritenuto attendibili la relazione del capotreno e la testimonianza della viaggiatrice che attestavano che il ricorrente aveva prima aggredito un viaggiatore con frasi razziste e poi minacciato e colpito il capotreno, impedendogli di adempiere agli atti di ufficio e causando un ritardo di circa 45 minuti. Ha altresì precisato che, ai fini dell'art. 340 c.p., non è richiesta l'intenzione specifica di interrompere il servizio, ma è sufficiente la consapevolezza che la condotta possa cagionare tale effetto. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di una somma stimata in euro 3000.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen.

    Il reato richiede violenza o minaccia idonea a costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri o a omettere un atto d'ufficio; la Corte ha ritenuto provata la condotta violenta/ minacciosa del ricorrente nei confronti del capotreno, tale da impedirne l'adempimento.

  • art. 340 cod. pen.

    Per l'interruzione o turbativa del servizio pubblico non è necessario che la condotta sia diretta intenzionalmente a quel fine: è sufficiente la consapevolezza che l'azione possa cagionare l'effetto (nel caso concreto, il ritardo di 45 minuti del treno).

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riferita alle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto che l'eventuale richiesta fosse basata su fatto non provato (cioè l'intervento a difesa del capotreno) e quindi non idonea a giustificare la concessione delle attenuanti.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. L. n. 176/2020

    Norma procedurale richiamata per lo svolgimento del giudizio in Cassazione con trattazione scritta in mancanza di richiesta di discussione orale; il giudizio si è svolto per iscritto.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né rivaluta le prove: un ricorso che si limiti a proporre una diversa ricostruzione fattuale senza dimostrare errori di diritto o vizi logico-giuridici è soggetto a inammissibilità.
  • Per l'art. 336 c.p. occorre dimostrare che la condotta ha concretamente ostacolato o costretto il pubblico ufficiale nell'adempimento dei suoi doveri; la valutazione delle testimonianze e della loro attendibilità è rimessa ai giudici di merito e difficilmente ribaltabile in Cassazione.
  • Per l'art. 340 c.p. non è richiesto il fine specifico di interrompere il servizio pubblico: è sufficiente la consapevolezza che la condotta possa cagionare tale effetto; quindi anche condotte non direttamente dirette al fine ma produttive del risultato possono integrare il reato.
  • L'allegazione di intervento difensivo o giustificazioni fattuali necessita di riscontri probatori concreti: se le sentenze di merito ritengono attendibili le fonti a contrario, l'eccezione difensiva rischia di essere considerata mera rielaborazione teorica dei fatti.
  • Chi propone impugnazione in Cassazione dovrebbe puntare a far emergere vizi di diritto, contraddizioni logico-giuridiche o mancata motivazione, non soltanto a riformulare la versione dei fatti.

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