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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 27649/2020 del 03/12/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di rimborso IVA anno 2012 relativa a IVA addebitata in rivalsa dal fornitore Siliken Italia S.p.A. su acconti; il contratto tra fornitore e committenti fu risolto e il fornitore restituì la parte imponibile ma non la relativa IVA, che le committenti avevano comunque versato per rivalsa e chiesero quindi il rimborso all'Agenzia. L'Agenzia eccepiva che soltanto il cedente (Siliken) era titolato al rimborso e che, essendo Siliken fallita, le committenti non potevano ottenere il rimborso dall'Erario ma avrebbero dovuto agire contro il cedente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile e cassato senza rinvio il ricorso originariamente proposto da Francesco Gasparini nella sua qualità di liquidatore (mancanza di legittimazione a proporre il ricorso in nome delle società estinte, essendo il credito trasmesso ai soci, vale a dire EIG). Quanto all'Agenzia delle entrate, il ricorso è stato rigettato: la Corte ha confermato che, pur sussistendo rapporti distinti tra Amministrazione/cedente, cedente/cessionario e Amministrazione/cessionario, il cessionario che ha effettivamente sopportato l'IVA può ottenere il rimborso direttamente dall'Amministrazione qualora il rimborso dal cedente sia impossibile o eccessivamente oneroso (es. fallimento del cedente). La sentenza impone la compensazione integrale delle spese tra le parti e chiarisce che l'ulteriore contributo unificato previsto per l'impugnazione non può essere richiesto nei confronti delle Amministrazioni dello Stato esenti.

Norme richiamate

  • d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    artt. 18, comma 1; 19, comma 1; 26, commi 2 e 3

    Le norme sull'IVA regolano il rapporto cedente/cessionario e la procedura di variazione: la Corte evidenzia che il diritto al rimborso può spettare al cedente ma, se il rimborso da parte del cedente è impossibile (es. fallimento), il cessionario che ha sopportato l'imposta può ottenere il rimborso dall'Amministrazione per garantire effettività e neutralità dell'IVA

  • codice di procedura civile

    art. 360, primo comma, nn. 3 e 5

    Art. 360, n.3 invocato dall'Agenzia per violazione e falsa applicazione di norme tributarie; art. 360, n.5 richiamato dall'Agenzia per omesso esame di fatti decisivi ma la Corte ha ritenuto la censura inammissibile per effetto della "doppia conforme"

  • d.l. 22 giugno 2012, n. 83 (conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134) e art. 348-ter cod. proc. civ.

    art. 54 del d.l. n. 83/2012; art. 348-ter

    Le limitazioni introdotte alle impugnazioni in cassazione in materia motivazionale si applicano anche al processo tributario; la presenza di doppia soccombenza in merito (CTP e CTR) rende inammissibile la censura motivazionale ai sensi di art. 360 n.5

  • Giurisprudenza della Corte di giustizia UE

    C-564/15 Farkas; C-35/05 Reemtsma; C-427/10 Banca popolare antoniana veneta; C-660/16 KollroB e Wirti

    Principi di equivalenza ed effettività: gli Stati membri possono disciplinare i requisiti per le domande di rimborso purché non ostacolino i diritti UE; la CGUE ha riconosciuto che il cessionario può ottenere il rimborso tramite azione civile contro il cedente o, se il rimborso dal cedente è impossibile/irragionevole (es. fallimento), direttamente dall'Amministrazione

  • Cass. S.U. n. 6070 del 12/03/2013

    A seguito dell'estinzione delle società, i crediti residui non rinunciati passano ai soci; di conseguenza il liquidatore non può proseguire l'azione di rimborso in nome delle società estinte se i crediti sono trasmessi ai soci

Massime di principio

  • La domanda di rimborso IVA e i rapporti fiscali con l'Amministrazione sono distinti dai rapporti di rivalsa tra cedente e cessionario: la titolarità formale del rimborso spetta al cedente, ma l'effettività può richiedere che il cessionario ottenga il rimborso direttamente dall'Amministrazione quando il recupero dal cedente è impossibile o eccessivamente oneroso (es. fallimento del cedente).
  • Se una società cessionaria è estinta, i crediti residui passano ai soci; pertanto il liquidatore non è automaticamente legittimato a proporre ricorsi per rimborsi in nome delle società estinte salvo esplicita attribuzione o mancata trasmissione del credito.
  • La mancata emissione della nota di variazione da parte del cedente non esclude di per sé il diritto del cessionario al rimborso: la procedura di rettifica prevista dall'art. 26 DPR 633/1972 è rilevante ma non può essere imposta in modo irragionevole quando il cedente è insolvente e ciò renderebbe inefficace il rimborso.
  • In sede di cassazione tributaria la "doppia conforme" limita le censure motivazionali (art. 360 n.5): la riproposizione di questioni già decise conformemente in primo e secondo grado è, in larga parte, inammissibile.
  • Nei conflitti su rimborsi IVA, valutare sempre: a) chi è formalmente titolare del credito; b) se il cedente è in grado di restituire l'imposta; c) se l'azione civile di ripetizione è praticabile o eccessivamente onerosa; d) la possibilità di richiedere il rimborso direttamente all'Amministrazione per ragioni di effettività.
  • Le spese possono essere integralmente compensate se la questione di diritto è rilevante e controversa; le Amministrazioni dello Stato sono esenti dall'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato previsto in caso di rigetto dell'impugnazione.

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