Cassazione Penale, Ordinanza n. 10147/2026 del 17/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per tentato furto pluriaggravato, deducendo quattro censure: (1) omessa riqualificazione del fatto in danneggiamento, sostenendo che la condotta sarebbe stata espressione di ira per una lite familiare e non di intento furtivo; (2) esclusione della desistenza volontaria, assumendo che l'azione si fosse interrotta in modo non imputabile all'imputato; (3) mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche; (4) eccessività della pena. La Suprema Corte ha ritenuto tutti i motivi manifestamente infondati e, in parte, non consentiti in sede di legittimità, poiché diretti a ottenere una rivalutazione del merito e dei fatti già compiuta con motivazione non illogica dai giudici territoriali.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come tentato furto pluriaggravato, ha escluso la desistenza volontaria perché l'interruzione dell'azione era dipesa dall'intervento della polizia e dalla fuga dell'imputato, ha reputato non censurabile in sede di legittimità il diniego delle attenuanti generiche e ha confermato la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena entro i criteri degli artt. 132 e 133 c.p.
Norme richiamate
richiamato per la configurazione del tentato furto contestato all'imputato.
norma incriminatrice del furto, richiamata nella contestazione del reato.
aggravanti del furto richiamate nella fattispecie contestata.
invocato dal ricorrente per una possibile riqualificazione del fatto in danneggiamento, ma escluso dalla Corte.
richiamato quale criterio legale di commisurazione della pena.
richiamato quale criterio legale di commisurazione della pena.
Massime di principio
- La qualificazione del fatto come tentato furto non può essere sovvertita in cassazione mediante una mera rilettura alternativa delle risultanze di merito quando la motivazione del giudice territoriale sia logica e coerente nell'individuare l'intento dell'agente.
- La desistenza volontaria richiede che l'interruzione dell'azione derivi da una scelta autonoma dell'agente; essa è esclusa quando la cessazione dell'attività delittuosa sia conseguenza dell'intervento della polizia o di fattori esterni.
- Il diniego delle attenuanti generiche è legittimamente motivato se il giudice richiama gli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, senza dover confutare puntualmente tutti i dati favorevoli allegati dalla difesa.
- La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, censurabile in cassazione solo per manifesta illogicità o violazione dei criteri legali; non è consentito sollecitare una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio.
- In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del compendio fattuale, essendo riservata al giudice di merito la valutazione esclusiva degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione.
Come è indicizzato
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