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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37871/2023 del 15/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza che la aveva condannata per il reato di rapina impropria: secondo l'accusa, dopo essersi appropriata di merce in un supermercato dove lavorava, la ricorrente avrebbe investito con l'autovettura un dipendente che tentava di fermarla, al fine di garantirsi l'impunità. Il difensore ha dedotto che la qualificazione corretta sarebbe stata furto e che le lesioni fossero un evento non voluto e accidentale, conseguenza del furto e non elemento volontario della condotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il collegio ha ritenuto che sia inammissibile la richiesta di rivalutazione della prova in sede di legittimità e ha condiviso la ricostruzione delle corti di merito che avevano attribuito alla ricorrente la piena volontà di investire l'addetto al supermercato. La sentenza d'appello è quindi confermata implicitamente (resistenza accolta). Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020

    La celebrazione del procedimento con contraddittorio scritto ai sensi della norma: indica la forma del rito adottata per il giudizio di legittimità (modalità procedurali).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali e il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per irrogare la sanzione pecuniaria di euro 3.000.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 4, n. 19179 del 25/01/2006; Sez. 2, n. 6361 del 15/02/1996)

    Principio che, quando un evento lesivo o mortale si verifica in conseguenza di un altro reato, non basta la mera causalità materiale: la condotta originaria deve avere in sé il rischio non imprevedibile né eccezionale di cagionare lesioni o morte; se tale rischio è insito nella condotta, l'evento è riconducibile al soggetto agente e non si configura come causa sopravvenuta escludente il nesso di causalità.

Massime di principio

  • Se, durante la commissione di un reato predatorio (es. furto) l'agente pone in essere una condotta che comporta un rischio non imprevedibile di lesionare terzi, le lesioni conseguenti possono essere ritenute imputabili e integrare una fattispecie più grave (es. rapina impropria), anche se l'evento lesivo non era l'obiettivo principale.
  • La qualificazione giuridica dei fatti dipende dalla valutazione del rischio intrinseco della condotta: non è sufficiente dimostrare che l'evento sia stato materialmente conseguente al reato; occorre provare l'assenza di prevedibilità o che l'evento sia stato del tutto eccezionale per escludere il nesso causale.
  • In sede di cassazione non è consentita la rivalutazione del materiale probatorio per contestare la valutazione dei fatti compiuta dalle corti di merito, salvo vizi di motivazione o violazioni di legge; le censure che implicano una rinnovazione della prova sono inammissibili.
  • La difesa che pretende la qualificazione come "furto" con lesioni accidentali deve provare elementi concreti che rendano l'investimento davvero imprevedibile o inevitabile; in assenza di ciò, le corti possono ritenere la volontarietà o la coscienza del rischio e mantenere la qualificazione più grave.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare l'imposizione delle spese processuali e un contributo alla Cassa delle ammende; è quindi importante valutare scrupolosamente le ragioni di legittimità prima di proporre ricorso in Cassazione.

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