Ordinanza n. 453/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Prima) n. 00406/2025, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Puglia, Sez. I, che aveva respinto la domanda cautelare proposta nel giudizio di primo grado
Esito
Favorevole al resistente (regione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia cautelare riguarda una procedura disciplinata da una lex specialis che imponeva, a pena di inammissibilità della domanda, la presentazione di una “relazione di sintesi” relativa al progetto. L’appellante contestava, in sede cautelare, la legittimità di tale prescrizione, ritenendola presumibilmente irragionevole e sproporzionata. Il testo non esplicita ulteriori motivi di appello.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare, confermando l’ordinanza del TAR che aveva negato la tutela cautelare. Il Collegio ha ritenuto che la prescrizione della lex specialis non apparisse né irragionevole né sproporzionata, poiché la relazione di sintesi svolgeva una funzione specifica di semplificazione e accelerazione della procedura, evitando alla commissione di dover ricercare le informazioni nei singoli elaborati progettuali. Le spese della fase cautelare sono state compensate tra le parti.
Norme richiamate
La disposizione costituisce la base processuale dell’appello cautelare avverso l’ordinanza del TAR; l’appello è stato respinto.
Massime di principio
- Una prescrizione della lex specialis che imponga, a pena di inammissibilità della domanda, la presentazione di una relazione di sintesi può ritenersi legittima quando sia funzionale a semplificare e accelerare la procedura e a consentire alla commissione di reperire immediatamente le informazioni rilevanti, senza doverle ricercare nei singoli elaborati progettuali.
- La previsione di una sanzione di inammissibilità per la mancata produzione della relazione di sintesi non è, per ciò solo, irragionevole o sproporzionata, qualora l’adempimento richiesto abbia una funzione organizzativa concreta e coerente con le esigenze della procedura.
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