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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27618/2022 del 15/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava in Cassazione la sentenza di appello per errata applicazione dell'art. 81 c.p. (aumento per la continuazione). Federici sosteneva che, a seguito dell'assoluzione per il reato di danneggiamento dell'autovettura Fiat Punto, fosse rimasto un unico reato (il furto aggravato ai danni della Hyundai Getz), per cui non avrebbe dovuto essere applicato alcun aumento per continuazione; chiedeva l'annullamento senza rinvio e la diretta ricalificazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, contrariamente a quanto dedotto dalla ricorrente, dai precedenti atti e dalla sentenza di primo grado risultavano contestati e ritenuti sussistenti altri reati di furto aggravato (in particolare il furto di un borsone nero asportato da una Renault Megane), per cui non era vero che fosse residuato un solo reato. Di conseguenza l'aumento di pena per continuazione era stato applicato correttamente. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (continuazione)

    L'aumento per continuazione è applicabile se permangono più reati riconducibili a un medesimo disegno criminoso; l'assoluzione per un reato non esclude l'aumento quando, dagli atti, risultano comunque altri reati che integrano la continuazione.

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    I furti aggravati contestati alla ricorrente sono stati valutati come plurimi reati distinti collegati dalla continuazione, giustificando l'aumento di pena.

  • art. 635, comma 2, cod. pen. (danneggiamento)

    La Corte di merito ha assolto la ricorrente per il danneggiamento della Fiat Punto per non aver commesso il fatto; tuttavia ciò non ha inciso sulla persistenza di altri reati di furto contestati.

  • art. 625 nn. 2) e 7) cod. pen. (circostanze aggravanti del furto)

    Aggravanti rilevate in primo grado nella contestazione dei furti (ad es. violenza sulle cose, esposizione alla pubblica fede), che contribuiscono alla qualificazione degli illeciti come furti aggravati.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata a supporto del principio per cui non sussistono ragioni per l'esonero dal pagamento delle somme dovute alla Cassa delle ammende, salvo specifiche condizioni non ravvisate.

Massime di principio

  • L'assoluzione da uno dei reati contestati non annulla automaticamente la possibilità di applicare l'aumento per continuazione se dagli atti risultano comunque più reati collegati dallo stesso disegno criminoso.
  • In sede di legittimità la Corte esamina anche la documentazione e gli atti dei gradi di merito: se da tali atti emergono reati residui che giustificano la continuazione, la censura sull'applicazione dell'art. 81 c.p. è infondata.
  • Chi impugna per errata applicazione di norme penali collegate alla quantificazione della pena deve dimostrare che, alla luce della sentenza definitiva di merito, sia realmente venuta meno la pluralità delle fattispecie che giustificano l'aumento; asserzioni astratte non sono sufficienti.
  • La Corte di Cassazione può dichiarare il ricorso inammissibile quando la questione dedotta è manifestamente infondata per contrasto con gli elementi probatori e le imputazioni risultanti dagli atti.
  • In caso di rigetto/inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e ad oneri verso la Cassa delle ammende, salvo motivate ragioni di esonero.

Testo integrale

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