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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17870/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso verteva contro la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva riformato l'assoluzione di primo grado e aveva condannato Renato Pepe a 1 anno di reclusione per la violazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (art. 75 d.lgs. n. 159/2011), contestandogli di non essere rimasto in casa tra le ore 20:00 e le 6:00 nella notte del 17 gennaio 2016. La polizia giudiziaria, giunta per un controllo, attestò di aver udito dall'esterno il suono chiaro e intenso del campanello; il primo giudice aveva assolto valorizzando le dichiarazioni del padre e della sorella conviventi che dissero di non aver udito nulla. In cassazione la difesa lamentava violazione di legge e difetto di motivazione, sostenendo che la Corte d'appello non aveva superato i dubbi del primo giudice e aveva ignorato le risultanze testimoniali rinnovate.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse correttamente fornito una "motivazione rafforzata" spiegando perché le dichiarazioni del padre e della sorella fossero inattendibili (per il rapporto di parentela e per la coabitazione) e illustrando le ragioni che mettevano in crisi la ricostruzione assolutoria di primo grado. Ha inoltre valorizzato gli accertamenti della polizia giudiziaria (suono del campanello percepito dall'esterno, amplificazione notturna) come elemento probatorio idoneo a sostenere la condanna. Conseguentemente il rigetto del ricorso è stato pronunciato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 75 d.lgs. n. 159 del 2011

    art. 75 d.lgs. n. 159/2011

    Norma richiamata come fattispecie oggetto dell'imputazione: la violazione delle prescrizioni connesse alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La Corte ha ritenuto provato il fatto materiale della violazione in base agli elementi probatori valutati in appello.

  • Sezioni Unite, n. 33748 del 12/07/2005, Rv. 231679

    Sez. U., n. 33748 del 12/07/2005, Rv. 231679

    Principio secondo cui il giudice d'appello che riformi in senso contrario la decisione di primo grado ha l'obbligo di offrire una motivazione rafforzata, specificando le linee del proprio ragionamento probatorio e confutando i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza. La Corte ha applicato questo principio nel motivare l'inattendibilità delle testimonianze familiari e nel spiegare la riforma.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello riforma un'assoluzione deve fornire una motivazione rafforzata che espliciti le ragioni per cui la valutazione di primo grado è insostenibile; se lo fa in modo compiuto, la Cassazione tende a ritenere corretta la riforma.
  • Le dichiarazioni di parenti conviventi sono valutate con maggiore cautela: il loro rapporto di interesse e la coabitazione possono ridurne l'attendibilità e giustificare la prevalenza di elementi oggettivi contrari.
  • Elementi di prova indiziari e ricavati da accertamenti della polizia giudiziaria (es. percezione esterna di suoni notturni) possono essere ritenuti sufficienti, se coerentemente motivati, a provare la violazione dell'obbligo di soggiorno, anche in assenza di prova diretta dell'uscita dell'imputato.
  • La percezione di un suono all'esterno non garantisce in astratto la percezione nelle stanze da letto; tuttavia la Corte può ritenere non credibile l'affermazione che "nessuno sentì" di fronte a elementi che indicano suono ripetuto e intenso, specie in orario notturno.
  • In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe cercare di produrre elementi che dimostrino concretamente la presenza e la capacità di percezione dei conviventi (es. orari di sonno, posizione delle stanze) o contestare la rilevanza/ attendibilità degli accertamenti esterni, affinché il dubbio rimanga idoneo a sostenere l'assoluzione.

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