Cassazione Penale, Sentenza n. 31500/2026 del 17/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
Nel procedimento a carico di una imputata, era stata sollevata davanti alla Corte di cassazione una questione qualificata come conflitto di competenza tra il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina e il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Vallo della Lucania. La vicenda riguardava un addebito per indebita compensazione con crediti inesistenti, contestato come omesso versamento di imposte per l'anno 2021, in relazione alla posizione della imputata quale legale rappresentante di una cooperativa. La difesa sosteneva che lo stesso fatto fosse già oggetto di altro procedimento pendente a Vallo della Lucania, con conseguente violazione del ne bis in idem e necessità di concentrare i procedimenti davanti al giudice del processo più ampio e più avanzato; in subordine invocava un criterio di competenza territoriale legato alla connessione con altri reati già trattati a Vallo. Il Procuratore generale, invece, riteneva insussistente un vero conflitto di competenza, ravvisando piuttosto una questione di bis in idem. La Corte ha ritenuto effettivamente sussistente un conflitto positivo di competenza, perché due giudici stavano contemporaneamente procedendo sul medesimo fatto, con identità di imputata, fatto, tempo, luogo, modalità e importo, nonostante una lieve difformità nell'ammontare indicato nelle imputazioni.
La decisione
La Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Vallo della Lucania - Ufficio G.u.p./G.i.p. come indicato nel dispositivo, disponendo la trasmissione degli atti a tale ufficio. Ha ritenuto ammissibile il conflitto positivo di competenza, lo ha risolto valorizzando l'identità ontologica del fatto e il rapporto di continenza tra i procedimenti, e ha dato prevalenza al procedimento pendente a Vallo perché più ampio e in fase più avanzata rispetto a quello davanti al G.i.p. di Latina. La decisione è stata quindi favorevole alla posizione della imputata sotto il profilo della concentrazione del giudizio, ma il testo non contiene una decisione sul merito della responsabilità penale.
Norme richiamate
art. 28, comma 1, lett. a), c.p.p.
conflitto di competenza positivo
Il conflitto è ammissibile quando due giudici stanno contemporaneamente prendendo cognizione del medesimo fatto.
Il principio del ne bis in idem impedisce che per lo stesso fatto si svolgano più procedimenti e si adottino più giudizi separati.
Richiamato come ipotesi di pluralità di sentenze per il medesimo fatto nell'ambito della portata generale del ne bis in idem.
art. 10-quater, comma 2, d.lgs. n. 74/2000
Norma incriminatrice oggetto della contestazione, relativa all'indebita compensazione/omesso versamento mediante utilizzo di crediti inesistenti.
Massime di principio
- Ai fini del conflitto positivo di competenza rileva l'identità ontologica del fatto, valutata nei suoi elementi storici essenziali e nelle circostanze di tempo, luogo e persona; una minima difformità quantitativa nell'imputazione non esclude l'identità del fatto se non ne altera la sostanza.
- Il conflitto positivo di competenza è lo strumento processuale deputato a prevenire la litispendenza e la formazione di giudicati contrastanti quando due uffici giudiziari procedono sul medesimo fatto nei confronti della stessa persona.
- La nozione di ne bis in idem ha portata generale nel processo penale e informa sia il divieto del secondo giudizio sia la disciplina dei conflitti positivi di competenza.
- Quando uno dei procedimenti contiene un'imputazione più ampia che assorbe il fatto già dedotto altrove, la concentrazione deve avvenire davanti al giudice del procedimento più ampio e più avanzato, sempre che vi sia identità ontologica del fatto e del soggetto.
- La diversità della qualificazione giuridica non impedisce, da sola, la configurabilità dell'identità del fatto ai fini del ne bis in idem e della risoluzione del conflitto di competenza.
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