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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20591/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione la conferma di condanna per fatti avvenuti la notte del 14 dicembre 2020: avrebbe accoltellato il figlio George Alexandru Nitoiu, ferendolo all'addome e al fianco con un coltello dalla lama di 27 cm. I giudici di merito lo avevano condannato per i capi A e B (unificati per continuazione), ritenendo provato il tentato omicidio (capo A) e le lesioni aggravate (capo B), sulla base delle dichiarazioni convergenti della vittima e della madre, delle certificazioni mediche e dell'ammissione di responsabilità resa dall'imputato. In cassazione il ricorrente articolava due censure: 1) vizio di motivazione e violazione di legge per mancata prova dell'animus necandi e per inesistenza dell'idoneità dell'azione a causare la morte (soggiacendo che la condotta andrebbe riqualificata in lesioni personali aggravate); 2) vizio di motivazione relativo al trattamento sanzionatorio, ritenuto eccessivo e senza riconoscimento delle attenuanti generiche nonostante le dichiarazioni confessorie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo: la sentenza di merito ha adeguatamente motivato l'idoneità dell'azione a provocare la morte, sulla base della gravità delle ferite (colpi all'addome e al fianco), dell'uso di un'arma da taglio di elevata potenzialità, della violenza dell'azione e della sequenza fattuale (precedente pugno con lesione dell'orbita e perdurante pervicacia). Ha ricordato che l'idoneità va valutata "ex ante" tenendo conto delle circostanze e delle modalità esecutive; perciò sussisteva l'animus necandi. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato la dosimetria della pena e il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo prevalente l'efferatezza e il disvalore dell'azione nonostante le confessioni. Conseguenza: confermata la condanna e le pene applicate in primo e secondo grado; ricorso rigettato/inammissibile; nessuna modifica della qualificazione penale né della misura sanzionatoria.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Per la configurabilità del tentativo è necessaria l'idoneità ex ante degli atti a causare il risultato. Occorre ricostruire la direzione teleologica della volontà dell'agente dalle modalità concrete dell'azione per valutare la reale attitudine causale a creare un pericolo attuale e concreto per il bene protetto (la vita).

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    Le circostanze per la determinazione della pena vanno valutate complessivamente; le attenuanti generiche rientrano nella valutazione globale ma non devono essere concesse in modo automatico se il disvalore dell'azione e le circostanze oggettive/soggettive non lo giustificano.

  • art. 62 cod. pen. (circostanze non contemplate)

    Le attenuanti generiche devono rappresentare situazioni non già contemplate tra le circostanze legalmente previste, con connotazioni tali da incidere in modo rilevante sulla quantificazione della pena; non sono un mero atto di clemenza del giudice.

  • Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 1, n. 27918 del 04/03/2010 (Resa)

    "L'idoneità degli atti, richiesta per la configurabilità del reato tentato, deve essere valutata con giudizio \"ex ante\""

    Conferma il principio che l'idoneità degli atti va valutata prima del loro svolgimento, considerando circostanze e modalità per stabilire se gli atti erano in grado di provocare il risultato morte.

  • Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 1, n. 7938 del 03/02/1992 (Lubrano di Ricco)

    "Al fine di una corretta applicazione dell'art. 56 cod. pen., occorre ricostruire... la direzione teleologica della volontà dell'agente..."

    Sottolinea l'esigenza di individuare, con la massima precisione possibile, il bene giuridico aggredito e l'intento dell'agente dalle modalità di azione per distinguere tra tentativo e altri reati.

  • Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 6, n. 2642 del 14/01/1999 (Catone / Poliseri richiamate)

    "Le attenuanti generiche non possono essere intese come oggetto di benevola e discrezionale 'concessione' del giudice..."

    Chiarisce che il riconoscimento delle attenuanti generiche richiede riscontri concreti e significativi sulla posizione personale dell'imputato; non si tratta di mera discrezionalità benevola.

Massime di principio

  • Per distinguere tentato omicidio da lesioni aggravate il giudice valuta l'idoneità dell'azione a causare la morte con un giudizio ex ante, considerando arma, modalità, luogo, distanza e gravità delle ferite.
  • Dichiarazioni convergenti della vittima e di testimoni prossimi, corroborate da referti medici, costituiscono prova solida della dinamica e della gravità delle lesioni.
  • La confessione o le dichiarazioni confessorie dell'imputato non obbligano il giudice ad attenuare la pena se il quadro probatorio complessivo mostra elevato disvalore e pervicacia nell'offesa.
  • Le attenuanti generiche non si riconoscono automaticamente: devono emergere elementi specifici e rilevanti relativi alla persona dell'imputato che giustifichino la riduzione della pena.
  • In contesti di forte concitazione, la difesa deve provare in modo convincente l'assenza dell'animus necandi o l'insussistenza dell'idoneità lesiva per ottenere la riqualificazione del fatto.

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