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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43760/2024 del 29/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla determinazione del profitto confiscabile per il reato di riciclaggio. Il ricorrente contestava l'omessa deduzione dal profitto confiscabile di specifiche voci: in particolare €168.000 versati dal padre Pierluigi Cattaneo (quale apporto di provenienza lecita) e circa €1.595.000/€1.600.000 indicati come "finanziamento soci" effettuato dal medesimo ricorrente. Denuncia altresì il mancato rispetto delle risultanze probatorie contenute nella sentenza definitiva del Tribunale di Milano n. 5649/2015 e la mancata valutazione delle prove contrattuali (preliminare di vendita) e contabili che attesterebbero i versamenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, accertando che la Corte di appello non ha applicato correttamente il principio affermato nella sentenza rescindente (Sez.2, n.19561/2022) e non ha adeguatamente considerato le risultanze probatorie, comprese quelle della sentenza definitiva del Tribunale di Milano n.5649/2015 ai sensi dell'art.238-bis c.p.p. In particolare la Cassazione ha rilevato che la Corte di appello ha ingiustificatamente escluso dal calcolo del profitto confiscabile la somma di €168.000 riconducibile al padre e non ha motivato adeguatamente il rigetto dell'effettività del "finanziamento soci" (circa €1.595.000/€1.600.000), omettendo il necessario confronto con le acquisizioni probatorie. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata e rinviata alla Corte di appello per nuovo giudizio, con indicazioni su come valutare il profitto effettivamente conseguito dal riciclatore e sull'obbligo di confrontarsi motivatamente con le sentenze definitive acquisite.

Norme richiamate

  • Cassazione Sez.2, sent. n.19561 del 12/4/2022, Rv. 283194

    Principio secondo cui, in tema di riciclaggio, la confisca per equivalente del profitto del reato è applicabile solo con riferimento al vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dal "riciclatore" e non sull'intera somma provento del reato presupposto

    La confisca deve riguardare il reale vantaggio patrimoniale del soggetto che ha materialmente "riciclato"; il giudice di merito deve accertare la concreta entità del profitto e non può applicare automaticamente la confisca sull'intero provento del reato presupposto

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    menzionato come normativa che attribuisce valore probatorio alle sentenze definitive rese in altro procedimento

    Le sentenze definitive pronunciate in altri procedimenti hanno specifica rilevanza probatoria e il giudice che le acquisisce deve confrontarsi con i relativi accertamenti e motivare se intende discostarsene

Massime di principio

  • Nelle ipotesi di riciclaggio la confisca per equivalente deve essere commisurata al vantaggio effettivamente conseguito dal riciclatore: il giudice deve quantificare il profitto tenendo conto di tutte le voci patrimoniali pertinenti e delle deduzioni probanti (es. rimborsi, apporto di capitale lecito).
  • Le sentenze definitive rese in altri procedimenti (art.238-bis c.p.p.) costituiscono prova rilevante: il giudice di merito è tenuto a citarle e, se le disconosce, deve spiegare motivatamente le ragioni del dissenso rispetto ai loro accertamenti.
  • Le dichiarazioni contrattuali (es. prelimari di compravendita che attestino il versamento di acconti) possono valere come prova del pagamento (anche come quietanza) e devono essere valutate nel loro insieme; se il giudice ritiene che siano simulate deve motivare specificamente tale valutazione.
  • Il giudice non può limitare la valutazione a singole voci indicate dalla cassazione quando questa ha solo indicato il criterio di calcolo: occorre un esame complessivo delle risultanze probatorie per determinare il profitto effettivo del riciclatore.
  • Se la Corte d'appello ha dubbi sull'effettività di operazioni contabili o versamenti, deve procedere a un esame probatorio completo (confronto documentale, consulenze, verifica conti correnti), evitando valutazioni meramente critiche delle risultanze di parte senza il necessario confronto con le prove acquisite.

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