Cassazione Penale, Ordinanza n. 11719/2026 del 27/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La condanna pronunciata in appello per i reati di cui agli artt. 340 e 581 c.p. è quindi rimasta ferma.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che l'aveva condannata per reati previsti dagli artt. 340 e 581 c.p. Il ricorso risulta fondato su un solo motivo, indicato in termini generici come attinente al giudizio di responsabilità, senza che fossero dedotte specifiche censure di fatto o di diritto. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile per totale genericità, osservando che non era stato dedotto alcunché di concreto a sostegno dell'impugnazione.
Norme richiamate
Richiamato solo come norma incriminatrice dei reati per i quali era intervenuta la condanna in appello; dal testo non emerge una specifica questione interpretativa sulla fattispecie.
Richiamato solo come norma incriminatrice dei reati per i quali era intervenuta la condanna in appello; dal testo non emerge una specifica questione interpretativa sulla fattispecie.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione il motivo deve contenere censure specifiche e non può risolversi in affermazioni del tutto generiche o meramente assertive.
- Un motivo di ricorso che non deduca alcun contenuto concreto idoneo a criticare la decisione impugnata è inammissibile.
- L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, nei casi previsti, della somma in favore della Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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