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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20646/2022 del 26/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della confisca di un immobile sito in Rimini (via Marvelli 9) disposta in sede di condanna per due episodi di usura aggravata commessi nel 2007. Il ricorrente contestava la legittimità della misura ablativa ai sensi dell'art. 12-sexies D.L. 306/1992, sostenendo l'assenza di nesso temporale e causale tra l'acquisto dell'immobile (atto del 18 giugno 2004) e le attività illecite oggetto di condanna: i precedenti per stupefacenti risalgono al 1997-1998; l'acquisto sarebbe stato finanziato con mutuo con garanzie lecite; i proventi dei reati di usura sarebbero stati esigui (poco oltre 10.000 euro) e insufficienti a giustificare la confisca; infine si deduceva l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni rese dall'imputato e l'esistenza di redditi leciti sottratti al fisco.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto legittima la motivazione della Corte d'appello di Bologna che, in ottemperanza alla richiesta della Cassazione di fornire maggiori elementi, aveva ricostruito un nesso di ragionevolezza temporale tra l'acquisto (2004) e i reati commessi nel 2007, alla luce di elementi di contesto: assenza di redditi dichiarati nel periodo, partecipazione a una società in perdita, indicazioni probatorie sulla disponibilità di ingenti somme di denaro di provenienza illecita (testimonianze e riferimenti processuali), versamento di un consistente acconto sull'acquisto verosimilmente di origine illecita e successivo pagamento delle rate anche con provviste acquisite nel periodo in cui si consumarono i reati. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la confisca 'allargata' si fonda sulla sproporzione tra patrimonio e redditi ed è indipendente dalla pertinenzialità del bene rispetto al reato; il giudice può applicare una estensione temporale di ragionevolezza quando l'acquisto è avvenuto con pagamenti differiti. Sono state dichiarate inammissibili o infondate alcune censure del ricorrente perché non dedotte in precedenti gradi o prive di pregio. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito con legge 7 agosto 1992, n. 356

    disposizione che prevede la confisca dei beni nella disponibilità del condannato per i reati indicati quando sussista sproporzione tra redditi dichiarati e valore dei beni e non vi sia giustificazione credibile della loro provenienza

    La Corte ha applicato la norma nella sua versione sulla confisca 'allargata': non è richiesta la pertinenzialità tra reato e bene; la confisca può basarsi sulla sproporzione e sulla mancanza di giustificazione credibile dell'origine lecita dei beni

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma codicistica attuale che disciplina la confisca 'allargata' nel codice penale; la sentenza richiama l'equivalente ratio secondo cui la confisca prescinde dalla pertinenzialità e si fonda sulla sproporzione patrimoniale

  • Sentenza Corte costituzionale n. 31 del 2018

    Richiamata per il principio che la presunzione di illiceità dell'acquisizione patrimoniale deve essere circoscritta entro limiti di ragionevolezza temporale; il giudice deve valutare se il bene non sia troppo antecedente rispetto alla commissione del reato

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. U n. 920/2003, Sez. 3 n. 52055/2017, Sez. F n. 56596/2018)

    Precedenti utilizzati per delineare i criteri: confisca per sproporzione anche se acquisto anteriore al reato; l'acquisto con pagamenti differiti può giustificare un più ampio margine temporale di riferimento; valutazione concreta del nesso temporale e della mancanza di giustificazione credibile

Massime di principio

  • La confisca 'allargata' può essere disposta indipendentemente dalla pertinenzialità del bene rispetto al reato, quando sussista sproporzione tra patrimonio e redditi e non vi sia una giustificazione credibile della provenienza lecita
  • Il giudice deve rispettare un criterio di ragionevolezza temporale: beni acquistati molto prima del reato possono comunque essere confiscati se esistono elementi che consentono di ritenere la provenienza illecita, soprattutto quando l'acquisto è stato effettuato con pagamenti differiti
  • L'acquisto di un bene mediante mutuo o pagamenti dilazionati non esclude la presunzione di illecita acquisizione; anzi, l'onerosità dell'impegno finanziario giustifica un più ampio arco temporale per valutare il nesso con attività illecite
  • La prova di redditi leciti e la documentazione sull'origine dei mezzi sono determinanti per contrastare la confisca: l'onere di offrire una giustificazione credibile della provenienza dei beni grava sul condannato
  • Elementi quali assenza di redditi dichiarati, precedenti penali attinenti al mercato illecito, testimonianze che indicano disponibilità di somme di dubbia origine e pagamenti anticipati con denaro non giustificato aumentano la probabilità di conferma della confisca
  • Censure non contestate nei precedenti gradi di giudizio possono risultare inammissibili in Cassazione; le doglianze devono essere adeguatamente dedotte nei due precedenti gradi per essere esaminate

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