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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23242/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore aveva impugnato in Cassazione l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 25/02/2025 che, in sede di rinvio disposto da questa Corte, aveva annullato l'ordinanza che aveva applicato a Scalzi la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato previsto dall'art. 416-ter c.p. Il pubblico ministero censurava la decisione del Tribunale come in palese contrasto con i giudicati cautelari relativi ad altri coindagati, ritenendo illogica la valutazione delle dichiarazioni del teste Iervasi Vincenzo Antonio (che avrebbero indicato la capacità intimidatoria e la contiguità di Scalzi con la cosca Coco Trovato) e l'omessa analisi dell'importanza della cosca omonima. Sosteneva inoltre che il Tribunale aveva dato motivazioni apodittiche circa l'irrilevanza delle dichiarazioni e sulla presunta incongruenza della condotta di Masino rispetto al ruolo intimidatorio di Scalzi.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio consolidato secondo cui il controllo di legittimità sui provvedimenti de libertate è limitato a verificare la conformità giuridica e l'assenza di manifesta illogicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti né rivalutare l'attendibilità delle fonti. Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse esaminato le evidenze indiziarie e legittimamente ritenuto non raggiunto lo standard probatorio necessario per mantenere la misura cautelare; le doglianze del pubblico ministero si risolvevano in una inammissibile richiesta di rivalutazione del merito. Infine, la qualità di parte pubblica del ricorrente lo esonera dalla condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    reato contestato (associazione di tipo mafioso); oggetto dell'indagine e della misura cautelare impugnata

  • art. 273 cod. proc. pen.

    riferimento al requisito dei "gravi indizi di colpevolezza" necessario per le misure cautelari; la Corte precisa che la cassazione interviene solo se la valutazione di tale requisito si traduce in violazione di specifiche norme o in manifesta illogicità della motivazione

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)

    Sez. 2, n. 56 del 07/12/2011; Sez. 1, n. 1769 del 23/03/1995; Sez. 4, n. 22500 del 03/05/2007; Sez. U, n. 11 del 21/04/1995

    richiamati i principi che delimitano il controllo di legittimità sui provvedimenti de libertate: verifica della congruità e della non manifesta illogicità della motivazione senza possibilità di riesame del merito o della valutazione delle prove

  • principio sull'esenzione dalle spese processuali per la Pubblica Accusa

    la decisione riafferma che la qualità di parte pubblica del ricorrente esonera il PM dalla condanna al pagamento delle spese processuali

Massime di principio

  • La Cassazione, nei ricorsi contro provvedimenti 'de libertate', controlla soltanto la legalità e l'eventuale manifesta illogicità della motivazione; non può riconsiderare i fatti né rinnovare la valutazione dell'attendibilità delle fonti.
  • Per ottenere l'annullamento in sede di legittimità di un provvedimento che ha revocato o negato una misura cautelare, il ricorrente deve dimostrare violazioni di legge o motivazioni manifeste illogiche nel provvedimento impugnato, non semplicemente proporre una diversa valutazione probatoria.
  • Le dichiarazioni testimoniali devono essere valutate dal giudice di merito nel loro tenore concreto e nella loro congruenza con il resto del quadro indiziario; contestazioni generiche sull'affidabilità del teste difficilmente bastano in Cassazione se il giudice di merito ha dato conto in modo non manifestamente illogico delle ragioni della sua valutazione.
  • Se si pretende che fatti o collegamenti (es. legami con una cosca, capacità intimidatoria) sorreggano una misura cautelare, è utile produrre elementi concreti e specifici (corroborazioni, riscontri temporali, atti documentali, comunicazioni, episodi concreti di intimidazione) e spiegare perché tali elementi superano il semplice indizio generico.
  • Differenze fra decisioni cautelari riguardanti più indagati possono essere giustificate da diversi profili probatori: il ricorso alla Cassazione per omogeneità esige dimostrare che il giudice abbia motivato in modo manifestamente illogico la diversa soluzione.
  • La pubblica accusa, in quanto parte pubblica, è generalmente esonerata dalla condanna alle spese processuali.

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