Cassazione Penale, Sentenza n. 6543/2022 del 23/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma della condanna per il reato di appropriazione indebita. Il ricorrente deduce: (i) violazione dell'art. 521 c.p.p. per differenze di data e modalità rispetto al capo d'accusa; (ii) violazione di legge e vizio di motivazione perché la responsabilità penale sarebbe stata fondata sulla materiale ricezione di computer oggetto di un contratto di leasing stipulato con la GENERAL COSTRUZIONI s.r.l., società della quale il ROCI non risultava più amministratore al momento della richiesta di restituzione; critica per non aver valutato la diversa qualificazione del fatto (es. truffa) e per non aver spiegato in che modo il ROCI si sia impossessato dei beni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Primo motivo inammissibile per essere stato dedotto per la prima volta in Cassazione e non già in grado d'appello (violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza). Le restanti censure sono state ritenute meri attacchi al convincimento del giudice di merito, non deducibili in Cassazione salvo vizio di motivazione manifesto, contraddittorio o mancanza di motivazione. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione dei giudici di merito che hanno valorizzato un complesso di elementi indizianti (consegna documentata dei beni all'indirizzo del ricorrente, mancato pagamento delle rate di leasing, assenza di risposta alla richiesta di restituzione, rapida sostituzione dell'amministratore, spostamento della sede sociale, mancata restituzione e assenza di spiegazioni), considerandoli idonei a fondare la responsabilità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Il principio di correlazione tra accusa e sentenza integra una nullità a regime intermedio che, se verificatasi in primo grado, deve essere dedotta fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo e non può essere sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 19043 del 29/03/2017 (Privitera)
Sez. 4, n. 19043 del 29/03/2017, Privitera, Rv. 269886
Conferma il principio per cui la violazione del principio di correlazione non è esperibile per la prima volta in Cassazione se non dedotta anteriormente.
Giurisprudenza - Sez. 2, n. 9106 del 12/02/2021 (Caradonna)
Sez. 2, n. 9106 del 12/02/2021, Caradonna, Rv. 280747
La Corte precisa che in Cassazione non sono deducibili censure che attaccano la persuasività o la valutazione del merito probatorio, salvo vizi della motivazione quali la sua mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà su punti essenziali.
Massime di principio
- Non è possibile sollevare in Cassazione per la prima volta vizi connessi alla correlazione tra accusa e sentenza: tali nullità devono essere dedotte nel grado d'appello.
- La Corte di Cassazione non è sede per riesaminare il merito probatorio; sono inammissibili le doglianze che propongono una diversa valutazione delle prove se non emerge un vizio della motivazione manifesto, contraddittorio o la sua totale assenza.
- La mera invocazione che un bene fosse stato ricevuto in qualità di rappresentante societario non esclude la responsabilità personale quando manchino documenti che giustifichino il passaggio di consegne, inventari o spiegazioni plausibili sul destino dei beni.
- Per difendersi efficacemente in caso di contestazione per appropriazione indebita occorre documentare il trasferimento di competenze amministrative, fornire prove della legittimità della detenzione dei beni (es. inventari, deleghe, corrispondenza) e rispondere alle richieste di restituzione: l'assenza di riscontri e di spiegazioni favorisce la ricostruzione accusatoria.
- Fatti convergenti e indizi (consegna al domicilio, mancato pagamento, mancata risposta a richieste formali, cambi amministrativi sospetti, spostamento di sede) possono costituire un quadro probatorio sufficiente per ritenere l'appropriazione indebita, purché la motivazione del giudice non sia contraddittoria o illogica.
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