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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49510/2022 del 29/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che aveva riformato l'assoluzione pronunciata in primo grado e lo aveva dichiarato responsabile, ai soli effetti civili, del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante violenza sulle cose (art. 392 c.p.), per aver demolito un vano caldaia condominiale. Il motivo di ricorso denuncia vizio di motivazione per travisamento della prova: la Corte d'appello avrebbe basato la condanna civile esclusivamente su documenti (verbali di assemblea del 20/12/2011 e 01/03/2012 e una relazione tecnica dell'ing. Infusino) interpretandoli in modo difforme dal loro contenuto reale. In particolare, i verbali non contengono riferimenti alla collocazione del vano caldaia e la relazione tecnica era relativa alla ricognizione di una massa ereditaria, non alla ubicazione del manufatto. La sentenza di appello ha ignorato le prove testimoniali acquisite in primo grado e ha travisato i documenti.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato per travisamento della prova che ha disarticolato l'impianto logico della decisione di merito. Ha rilevato che i documenti citati in appello non attestavano l'esistenza di una controversia sulla proprietà o sul posizionamento del vano caldaia, e che il nulla osta comunale e la decisione del TAR non provavano l'esistenza di un contendere rilevante ai fini dell'art. 392 c.p. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio, perché la motivazione non è sanabile con integrazione probatoria.

Norme richiamate

  • art. 392 cod. pen.

    Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede la preesistenza di una controversia (di diritto o di fatto) concernente il diritto tutelato; la norma mira a prevenire la "giustizia privata" e si colloca tra i delitti contro l'amministrazione della giustizia.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Dispositivo che ha consentito il trattamento del procedimento in forma cartolare; implica che il giudizio è stato deciso sulla base degli atti scritti senza udienza pubblica, pur restando obbligatorio un corretto esame probatorio.

  • art. 16, comma 1, d.l. 30 dicembre 2021, n. 228, conv. L. 25 febbraio 2022, n. 15

    Ulteriore norma che ha disciplinato la trattazione in forma cartolare di procedimenti; richiede comunque valutazione adeguata e non travisante delle prove scritte.

Massime di principio

  • Per integrare il reato ex art. 392 c.p. è necessaria la prova di una controversia preesistente (di fatto o di diritto) riguardo al diritto che si cerca di far valere con atti di forza: senza questa controversia manca il requisito soggettivo/oggettivo del reato.
  • La Corte d'appello non può fondare una decisione sul solo esame documentale se ciò comporta il travisamento del contenuto reale dei documenti o l'ignoranza di prove testimoniali già acquisite; l'errata interpretazione dei documenti che altera l'impianto logico della decisione è motivo di annullamento.
  • Se dal complesso probatorio non emerge in modo chiaro l'esistenza della controversia necessaria per qualificare la condotta come 'giustizia privata', il dubbio favorevole all'imputato prevale su una statuizione di responsabilità penale o anche civile connessa al reato.
  • La trattazione in forma cartolare non esime il giudice dall'obbligo di valutare correttamente e integralmente le prove disponibili; errori di valutazione che rendono la motivazione contraddittoria o basata su travisamento comportano l'annullamento senza rinvio quando la decisione non sia sanabile.
  • Autorizzazioni amministrative (es. nulla osta comunale) o pronunce amministrative che dichiarano inammissibile un ricorso non sostituiscono la prova di una controversia tra privati circa la proprietà o la collocazione di un manufatto; tali atti possono essere neutri e non dimostrare automaticamente l'esistenza di un contendere rilevante ai fini penali.

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