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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38071/2025 del 24/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva confermato la responsabilità per un furto aggravato ai danni di un esercizio commerciale e aveva rideterminato la pena. Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 624 e 625 n. 7 c.p. e all'art. 56 c.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe erroneamente escluso la riqualificazione del fatto in tentativo di furto e avrebbe indebitamente riconosciuto l'aggravante connessa all'uso di mezzi fraudolenti/sistemazione di controllo. La censura mirava quindi sia alla qualificazione del fatto come consumato anziché tentato, sia alla configurabilità dell'aggravante contestata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché sostanzialmente reiterativo delle doglianze già proposte in appello e privo di un effettivo confronto critico con le argomentazioni della sentenza impugnata. Quanto al tentativo, ha richiamato il principio secondo cui il furto resta tentato quando la refurtiva non sia mai uscita dalla sfera di vigilanza e controllo del soggetto passivo e l'agente non abbia conseguito neppure momentaneamente l'autonoma ed effettiva disponibilità del bene. Ha inoltre ritenuto non dimostrata, e dunque correttamente riconosciuta in sentenza, l'aggravante contestata, poiché non risultava provato né un sistema di videosorveglianza né un monitoraggio diretto e costante da parte dei dipendenti. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma base del furto richiamata per contestare la qualificazione del fatto e la sua eventuale consumazione o tentativo.

  • art. 625 n. 7 c.p.

    Aggravante del furto contestata e ritenuta sussistente dalla Corte di merito; la Cassazione non ne ravvisa l'erroneità sul piano logico-giuridico, per difetto di prova del controllo diretto invocato dalla difesa.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato dalla difesa per sostenere che il fatto dovesse essere qualificato come delitto tentato e non consumato.

  • Sez. U, n. 52117 del 17/07/2014, Rv. 261186

    Precedente delle Sezioni Unite richiamato per affermare che il furto rimane tentato quando il bene non sia mai uscito dalla sfera di vigilanza e controllo del soggetto passivo e l'agente non ne abbia avuto disponibilità autonoma, neppure momentanea.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita a riproporre le stesse questioni già dedotte in appello senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata.
  • Il furto non si considera consumato se la cosa sottratta non è mai uscita dalla sfera di vigilanza e controllo del soggetto passivo e l'agente non ha conseguito una disponibilità autonoma, neppure momentanea, della refurtiva.
  • La qualificazione del fatto come tentativo o consumazione dipende dal concreto superamento della soglia di controllo sulla cosa da parte della persona offesa o del suo custode, non dalla mera sottrazione iniziale.
  • L'aggravante contestata in relazione alle modalità di controllo o alla presenza di sistemi di sorveglianza deve poggiare su un accertamento probatorio effettivo; in mancanza di prova sul monitoraggio costante da parte dei dipendenti o sull'esistenza del sistema di videosorveglianza, la censura difensiva non è accolta.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, seguono la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativoInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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