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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17168/2022 del 03/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Miccoli ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che, in procedura risarcitoria ex art.35-ter ord. pen., aveva concesso un ristoro pecuniario di euro 3.240,00 per 405 giorni di detenzione ritenuta non conforme ai parametri dell'art.3 CEDU. Il ricorrente ha dedotto erronea applicazione di legge sostenendo che, al momento della domanda, si trovava in espiazione e quindi avrebbe dovuto ottenere la riduzione della durata della pena anziché solo il ristoro economico.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso infondato. È risultato dagli atti che la condanna divenne definitiva il 18/04/2019, successivamente alla data di deposito della domanda (06/09/2018), quando Miccoli era in custodia cautelare. Correttamente il Tribunale di Sorveglianza aveva quindi ammesso il solo ristoro pecuniario (liquidato in euro 3.240,00 con decorrenza dal 05/08/2017 per 405 giorni). Il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    procedura risarcitoria ex art. 35 ter ord.pen.

    Norma che disciplina la procedura risarcitoria per detenzione non conforme; applicata per riconoscere il ristoro pecuniario a Miccoli.

  • art. 3 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Parametro usato per valutare la non conformità della detenzione e per quantificare il ristoro (405 giorni considerati non conformi).

  • Orientamento nomofilattico della Corte di Cassazione

    La giurisprudenza di legittimità distingue gli effetti in funzione dello status del soggetto al momento della domanda: se il richiedente è in custodia cautelare è ammesso solo il ristoro pecuniario; la riduzione della pena è collegata allo stato di espiazione e alla definitività della condanna.

Massime di principio

  • La determinazione dello status processuale al momento del deposito della domanda è cruciale: se il ricorrente è in custodia cautelare e la condanna non è ancora definitiva la giurisprudenza tende ad ammettere solo il ristoro pecuniario e non la diminuzione della pena.
  • La decorrenza della definitività della sentenza (data in cui la condanna diventa irrevocabile) può modificare i rimedi disponibili; se la definitività interviene dopo la domanda, il provvedimento va valutato rispetto alla situazione al momento della domanda.
  • Il ristoro economico per detenzione non conforme viene quantificato con riferimento ai parametri dell'art.3 CEDU e al numero di giorni di detenzione ritenuti non conformi.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è necessario provare che, al momento della domanda, il richiedente si trovasse realmente in espiazione e non in custodia cautelare per ottenere la conversione del ristoro in un beneficio sulla durata della pena.
  • In caso di rigetto del ricorso in Cassazione è frequente l'applicazione automatica della condanna alle spese processuali a carico del ricorrente.

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