Cassazione Penale, Sentenza n. 45727/2022 del 01/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso contestava il mancato riconoscimento dell'esimente dello stato di necessità. La difesa sostiene che Margherito, pressato da minacce di morte da parte di suoi creditori e gravato da un significativo debito, avrebbe sequestrato due persone e portato in luogo pubblico una pistola a matricola abrasa per ottenere denaro necessario a estinguere i debiti. Si richiamano messaggi e manifesti funebri come prova delle minacce subite.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto la censura manifestamente infondata: i fatti dimostrano il sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.) e il porto di arma clandestina. Quanto allo stato di necessità (art. 54 c.p.), la Corte ha osservato il difetto di allegazione e prova su elementi essenziali (entità del debito e provenienza/attualità/serietà delle minacce). Inoltre ha concluso che il pericolo era in gran parte volontariamente creato o evitabile (rivolgersi a interlocutori non criminali o denunciare le minacce), per cui non sono integrati i presupposti della scriminante. Il ricorrente è quindi condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Lo stato di necessità richiede un pericolo attuale o concretamente prossimo, non volontariamente causato e non altrimenti evitabile; la minaccia può integrare la scriminante solo se sussiste un contesto di serietà e imprevedibilità e non quando il pericolo sia il risultato di scelte volontarie dell'agente (es. rivolgersi a finanziatori illeciti) o fosse altrimenti evitabile denunciando o cercando alternative.
Norma che punisce il sequestro di persona a scopo di estorsione; la condotta contestata (sequestro per ottenere denaro come prezzo della liberazione) integra il reato previsto.
artt. relativi al porto d'arma clandestina (legge n. 110/1975 e codice penale)
artt. 61 n. 2 cod. pen., 23, comma 1, n. 2 e comma 4, L. n. 110/75
La detenzione e il porto in luogo pubblico di una pistola con matricola abrasa configurano il reato di porto d'arma da fuoco clandestina; condotta utilizzata nell'ambito del sequestro aggravano il quadro probatorio a carico dell'imputato.
Giurisprudenza richiamata
Sez. 1, n. 12619 del 24/01/2019, Rv. 276173; Sez. 3, n. 15654 del 02/02/2022, Rv. 283168
Precedenti giurisprudenziali chiariscono che per applicare l'art. 54 è necessario dettagliare e provare entità del pericolo e che la minaccia può costituire pericolo anche non immediato se il contesto è credibile; rimarcano però il principio che il pericolo non sia stato volontariamente determinato dall'agente e che non esistano alternative percorribili.
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento dello stato di necessità è necessario allegare e provare elementi specifici: natura, entità e attualità del pericolo, origine delle minacce e l'impossibilità effettiva e documentata di ricorrere a mezzi leciti alternativi.
- La minaccia da parte di terzi può integrare lo stato di necessità solo se il pericolo è concreto, serio e non frutto di scelte volontarie dell'agente; rivolgersi a interlocutori illeciti o creare volontariamente la situazione di pericolo esclude la scriminante.
- La valutazione è molto stringente quando l'atto compiuto è un reato grave (sequestro di persona, uso di arma clandestina): il giudice richiede prova convincente che non esistessero alternative lecite e che il ricorso alla violenza fosse l'unica via per evitare un pericolo incombente.
- La semplice esistenza di messaggi minacciosi o di manifesti non è automatica prova sufficiente: deve emergere la gravità e l'immediatezza della minaccia e la documentazione di tentativi (o impossibilità) di denunciare o cercare soluzioni alternative.
- In casi analoghi la difesa dovrebbe documentare preliminarmente l'entità del debito, l'identità e la condotta dei presunti estorsori/creditori, le modalità con cui il pericolo si è manifestato e i tentativi concreti di evitare la situazione attraverso strumenti legittimi.
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