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Sentenza

Sentenza n. 104/2026 - Napoli, Sezione 4

per l'annullamento, previa sospensione: a) della Disposizione Dirigenziale del Settore Antiabusivismo Edilizio n.-OMISSIS- del 28.11.23, nella parte in cui, ai sensi dell''''art. 35 DPR 380/01, diffida la ricorrente a ripristinare lo stato dei luoghi entro 60 (sessanta) giorni, ordinandole contestualmente di procedere, trascorso tale termine, alla demolizione in danno delle opere ivi elencate; b) della Disposizione Dirigenziale n. -OMISSIS- del 28.11.23, nella parte in cui, ai sensi dell''''art. 35 DPR 380/01, diffida la ricorrente a ripristinare lo stato dei luoghi entro 60 (sessanta) giorni, ordinandole contestualmente di procedere, trascorso tale termine, alla demolizione delle opere ivi elencate; d) di ogni altro atto preordinato, collegato, connesso e conseguente, ivi comprese le istruttorie del responsabile del procedimento (di cui la ricorrente ignora estremi e contenuto) richiamate nelle Disposizioni sub lett. a) e b).

Giustizia amministrativa202400215

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: due disposizioni dirigenziali del 28 novembre 2023, adottate ai sensi dell'art. 35 d.P.R. 380/2001, recanti diffida al ripristino e ordine di demolizione di opere abusive

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (gestore immobiliare)

Prevale il privato

La controversia

La società ha impugnato due ordini comunali di ripristino e demolizione, sostenendo che le opere ivi individuate erano già state demolite o regolarizzate prima dell'adozione dei provvedimenti. Ha dedotto la nullità degli ordini per inesistenza materiale dell'oggetto e, comunque, la loro illegittimità per difetto di istruttoria, difetto di motivazione e insussistenza dei presupposti, lamentando che il Comune avesse utilizzato gli accertamenti del 2017 senza verificare adeguatamente lo stato dei luoghi nel periodo successivo. La ricorrente ha richiamato la disposizione del 4 settembre 2018, i provvedimenti di archiviazione penale e gli accertamenti asseritamente attestanti l'avvenuto ripristino, chiedendo in subordine una consulenza tecnica o una verificazione.

La decisione

Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso. Ha ritenuto superflua la richiesta di CTU o verificazione, poiché il Comune aveva prodotto la relazione del sopralluogo congiunto del 10 settembre 2025, ritenuta idonea a documentare lo stato dei luoghi. Quanto alla prima disposizione, relativa a un manufatto in sopraelevazione di circa 350 mq, il Collegio ha accertato che l'opera era stata demolita già prima dell'ordine del 2023: la circostanza risultava confermata dal Comune e da una nota della Soprintendenza, che richiamava un verbale del maggio 2017 attestante l'avvenuta demolizione. L'ordine è stato quindi considerato nullo per inesistenza materiale dell'oggetto; il successivo corretto richiamo all'art. 35 d.P.R. 380/2001 non poteva sanare tale vizio. Quanto alla seconda disposizione, il TAR ha invece ritenuto comprovata, sulla base della documentazione e della complessa istruttoria comunale culminata nel sopralluogo del 10 settembre 2025, la persistente esistenza di numerose altre opere abusive, tra cui ampliamenti, pensiline, modifiche dei prospetti, frangisole, pavimentazioni e pannellature. Tali opere non coincidevano con quelle già rimosse o con quelle oggetto dei precedenti accertamenti penali e non erano state efficacemente contestate dalla ricorrente. La seconda ordinanza è stata pertanto mantenuta. Le spese sono state compensate per soccombenza reciproca.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. 380/2001

    La disposizione è il parametro applicabile agli interventi edilizi abusivi realizzati su suoli di proprietà di enti pubblici; il suo corretto richiamo non può tuttavia sanare un ordine di demolizione privo di oggetto perché riferito a un manufatto già demolito.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Il Comune aveva inizialmente utilizzato tale disposizione per ordinare la demolizione, ma ne ha poi rilevato l'erronea applicazione in ragione della natura pubblica dell'area.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    Anche tale disposizione era stata inizialmente richiamata dal Comune, ma è stata successivamente sostituita dal parametro dell'art. 35 d.P.R. 380/2001.

  • art. 6-bis, comma 5, d.P.R. 380/2001

    È richiamata in relazione alla sanzione pecuniaria irrogata nel 2018 dopo la comunicazione del ripristino dello stato dei luoghi.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito la base normativa per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È richiamato, unitamente alla normativa nazionale sulla privacy, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Un ordine di demolizione o di ripristino è nullo quando, al momento della sua adozione, ha per oggetto un manufatto materialmente inesistente perché già demolito; il corretto inquadramento normativo del potere esercitato non può sanare l'inesistenza dell'oggetto del provvedimento.
  • La legittimità di un ordine repressivo edilizio deve essere valutata con riferimento all'effettiva situazione dei luoghi esistente al momento della sua adozione; l'amministrazione deve quindi verificare se le opere precedentemente contestate siano state demolite o regolarizzate.
  • L'accertamento successivo dello stato dei luoghi può essere valorizzato dal giudice quando documenta la persistente esistenza delle opere sanzionate e si inserisce in una complessa istruttoria amministrativa; in tal caso, la contestazione generica dell'interessato non è sufficiente a superare le risultanze dell'accertamento.
  • La demolizione o l'eventuale regolarizzazione di alcune opere non rende illegittimo un distinto ordine riferito ad altri manufatti abusivi, quando sia dimostrato che questi ultimi sono ancora esistenti e non coincidono con le opere già rimosse o sanate.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAutotutela
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiNullità del provvedimentoDifetto di istruttoriaOnere della prova e principio dispositivoAutotutela decisoria

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