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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14005/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente contestava la convalida del fermo sostenendo che il semplice allontanarsi o il tentativo di fuga nell'immediatezza dei fatti non poteva da solo giustificare il pericolo di fuga ai sensi dell'art. 384 c.p.p. e dunque la misura non era legittima. Il G.I.P. aveva invece ritenuto sussistente il pericolo di fuga considerando le circostanze emergenti al momento dell'intervento (la persona offesa che segnala la presenza dell'individuo, il comportamento dell'indagato che, alla vista dei militari, tenta di allontanarsi nei vicoli e viene poi prontamente raggiunto e identificato), avendo dato una motivazione sintetica ma ritenuta logica e consequenziale.

La decisione

Il giudice della legittimità ha ritenuto la motivazione del G.I.P. congrua e insindacabile in sede di legittimità, confermando che la valutazione prognostica del pericolo di fuga è discrezionalmente vincolata ai specifici e concreti elementi di fatto e che, alla luce degli elementi acclarati (comportamento dell'indagato, contesto, atteggiamento all'intervento), la convalida del fermo era legittima. Pertanto il motivo di impugnazione è stato respinto e la convalida è stata mantenuta.

Norme richiamate

  • art. 384 cod. proc. pen.

    La norma richiede l'esistenza di un pericolo di fuga fondato su elementi specifici e concreti; il semplice allontanamento immediato dal luogo non è di per sé sufficiente se non integrato da altri elementi personalizzati.

  • Sez. 2, n. 33531 del 16/06/2021 (PMT/Ferrara), Rv. 281861-01

    Sez. 2, n. 33531 del 16/06/2021, PMT/ Ferrara, Rv. 281861-01

    Conferma il principio che l'apprezzamento del pericolo di fuga è una valutazione prognostica soggetta a controllo in sede di legittimità solo se è sorretta da un sviluppo argomentativo logico e consequenziale.

  • Sez. 2, n. 6924 del 04/12/1997 (Beatobe), Rv. 209594-01

    Sez. 2, n. 6924 del 04/12/1997, dep. 1998, Beatobe, Rv. 209594-01

    Stabilisce che non si può confondere il semplice allontanamento dal luogo del reato con il pericolo di fuga; il pericolo deve emergere da elementi specifici e personalizzati.

  • Sez. 3, n. 4089 del 18/12/2003 (Failla), dep.2004

    Sez. 3, n. 4089 del 18/12/2003, dep.2004, Failla

    Conferma e aggiorna il principio che il tentativo di allontanamento non è automaticamente traducibile in pericolo di fuga senza ulteriori elementi concreti.

Massime di principio

  • Il tentativo di allontanamento nell'immediatezza dei fatti non costituisce di per sé pericolo di fuga: occorrono elementi specifici e personalizzati che rendano plausibile che l'indagato possa sottrarsi alla giurisdizione.
  • La convalida del fermo è legittima se il G.I.P. espone, anche sinteticamente ma con ragionevole sviluppo argomentativo, gli elementi fattuali concreti (comportamento dell'indagato, contesto del fatto, atteggiamento all'intervento, rilevanza e gravità del reato) che giustificano la prognosi del pericolo di fuga.
  • In sede di legittimità il sindacato sulla valutazione del pericolo di fuga è limitato: il giudice di legittimità verifica che la motivazione sia logica, consequenziale e ancorata a elementi concreti, non riforma liberamente la valutazione discrezionale.
  • Per impugnare con successo la convalida del fermo è utile dimostrare l'assenza di elementi personalizzanti (es. precedenti, collegamenti esteri, mezzi o vie di fuga, comportamento sistematico volto a sottrarsi) o la mancanza di un'adeguata motivazione del G.I.P.
  • Gli operatori di polizia giudiziaria e il P.M. dovrebbero documentare chiaramente il contesto e i comportamenti osservati al momento del fermo per fornire una base solida alla valutazione del pericolo di fuga.

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