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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25291/2024 del 26/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Esposito Elena, nella qualità di coniuge del defunto Raffaele D'Errico, ha impugnato il decreto che aveva respinto la richiesta di revocazione del sequestro e della confisca del conto corrente a lei intestato (n. 20042 presso Banca Popolare di Ancona). La ricorrente ha invocato un "fatto nuovo" rappresentato dal decreto della Corte di appello di Napoli (21 ottobre 2021) che aveva revocato la confisca di un immobile a lei intestato, ritenendone provata la liceità della provvista, parte della quale era transitata sul medesimo conto corrente. Sosteneva quindi che la revoca della confisca dell'immobile imponeva la revoca anche della confisca del conto.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e generico. Ha confermato la decisione impugnata: la revoca della confisca dell'immobile non implica automaticamente la revoca della confisca del conto corrente, poiché sul conto si è accertata una commistione di capitali leciti e illeciti e l'uso del conto è risultato riconducibile al proposto (il marito deceduto). Pertanto le somme presenti sul conto non possono essere restituite all'intestataria fittizia. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 159/2011, art. 28, comma 1

    La ricorrente ha richiamato l'art. 28(1) per dedurre contrasto di giudicati e violazione del principio ne bis in idem; la Corte ha ritenuto che non vi sia contrasto tra la revoca della confisca dell'immobile (per provvista comprovata lecita in relazione a quella specifica acquisizione) e il mantenimento della confisca del conto, quando su quest'ultimo siano transitati sia capitali leciti sia illeciti attribuibili al proposto. Pertanto l'invocata norma non impone la revoca automatica della misura sul conto in presenza di commistione e riconducibilità dell'utenza al soggetto indiziato.

Massime di principio

  • La revoca della confisca di un bene (es. un immobile) non comporta automaticamente la revoca di misure applicate a conti correnti o ad altri beni distinti: la valutazione è bene-per-bene e dipende dalla prova della lecita provenienza delle specifiche somme.
  • Se su un conto corrente è accertata una commistione di fondi leciti e illeciti e il conto è riconducibile al soggetto indiziato, il giudice può ritenere irrecuperabili per l'intestatario formale le somme ivi giacenti, anche se parte delle somme transitate sono risultate lecite.
  • La prova della liceità della provvista grava su chi chiede la revoca: deve essere dimostrata la tracciabilità e l'origine lecita delle somme specifiche oggetto di confisca o sequestro per ogni bene considerato.
  • Decisioni favorevoli su un bene non costituiscono necessariamente un giudicato esteso ad altri provvedimenti se emergono fatti nuovi o elementi diversi (es. elementi di commistione delle somme) che giustificano una valutazione autonoma.
  • Ricorsi manifestamente generici o che non si confrontano con le argomentazioni di fatto e di diritto espresse dal giudice sono facilmente dichiarati inammissibili e possono comportare condanne alle spese e ammende.

Testo integrale

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