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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42865/2023 del 20/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di autorizzazione ad assentarsi dagli arresti domiciliari per svolgere attività lavorativa invocando lo stato di "assoluta indigenza" del nucleo familiare; si lamentava omissione di adeguata motivazione da parte del giudice del riesame e violazione degli artt. 274, 275 e 284 c.p.p., poiché non sarebbero state valutate compiutamente l'esiguità dei redditi dei familiari conviventi e la conseguente impossibilità di provvedere alle esigenze di vita del ricorrente senza lavorare

La decisione

Ricorso per Cassazione rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia motivato in modo coerente e adeguato il diniego dell'autorizzazione, valutando con rigore la sussistenza della "assoluta indigenza", esaminando la situazione economica congiunta del ricorrente e dei familiari e considerata la rilevanza dell'elevato spessore delinquenziale del condannato (pena di 5 anni e 4 mesi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti), che rende incompatibile l'attenuazione della misura con l'autorizzazione al lavoro. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 284 cod. proc. pen.

    situazione di assoluta indigenza

    Il comma 3 consente l'autorizzazione per assentarsi dal luogo di detenzione per svolgere attività lavorativa solo in presenza di "assoluta indigenza" riferita ai bisogni primari dell'individuo e dei familiari a carico; la nozione va interpretata restrittivamente e la valutazione richiede rigore; possono rientrare, a titolo esemplificativo, spese per comunicazioni, istruzione e salute

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiesta che la motivazione indichi la concretezza e l'attualità delle esigenze cautelari che giustificano la misura; il ricorrente ha contestato carenza motivazionale rispetto a tali requisiti, ma la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del giudice del riesame

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Opportunità di valutare la proporzionalità e l'adeguatezza della misura cautelare; l'autorizzazione al lavoro non può comprimere esigenze cautelari proporzionate alla gravità e al pericolo del soggetto

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la funzione del Tribunale in sede di riesame; utilizzata come base per la conferma dell'ordinanza impugnata

Massime di principio

  • La condizione di "assoluta indigenza" è valutata con rigore e riguarda i bisogni primari dell'imputato e dei familiari a carico; non si applica un'interpretazione estensiva o analogica della norma
  • Nella valutazione va considerata la situazione economica congiunta del nucleo familiare, non solo i redditi del detenuto
  • L'onere probatorio grava sul richiedente l'autorizzazione ma il giudice non può pretendere una "prova legale" formale; è però richiesta documentazione/elementi concreti idonei a dimostrare l'indigenza
  • Deve sempre essere valutata la compatibilità dell'attività lavorativa proposta con le esigenze cautelari (proporzionalità e adeguatezza); un elevato "spessore criminale" del soggetto può giustificare il diniego
  • Se il giudice motiva adeguatamente il rigetto (analisi dei familiari abili al lavoro, gravità del reato, persistenza delle esigenze cautelari), la decisione è difficilmente censurabile in Cassazione
  • In situazioni simili, chi chiede l'autorizzazione dovrebbe documentare dettagliatamente: composizione del nucleo familiare, redditi e spese essenziali, impossibilità oggettiva dei familiari di provvedere, e proporre un'attività lavorativa compatibile con le misure cautelari

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