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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32594/2022 del 05/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza sostenendo violazione di legge e carenza di motivazione in relazione all'attribuzione del ruolo di amministratore di fatto della fallita La Tuscia soc. Coop. a r.l. dopo il 10/10/2011, data in cui formalmente era subentrato un altro soggetto. In primo grado tale ruolo di fatto era stato escluso e il ricorrente contestava che la condanna per bancarotta fraudolenta fosse motivata su questo assunto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza impugnata non avesse fondato la responsabilità penale del ricorrente sul ruolo di amministratore di fatto dopo il 10/10/2011, ma sul fatto materiale della sottrazione della disponibilità di un'autovettura concessa in leasing alla società fallita (il veicolo era stato rinvenuto presso la madre del prevenuto, che lo usava come se fosse del figlio; la leasing company vantava un credito per canoni insoluti di 4.500 euro). La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la manomissione o la sottrazione di beni in leasing che impedisca l'acquisizione nella massa fallimentare o determini oneri economici integra il reato di bancarotta fraudolenta. Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    art. 616 cod. proc. pen. (come modificato ex L. 23 giugno 2017, n. 103)

    Norma applicata per irrogare le sanzioni processuali in caso di ricorso inammissibile; la Corte ha ritenuto che il ricorso fosse privo del necessario confronto con la motivazione della sentenza impugnata e ha applicato la sanzione pecuniaria equitativamente determinata.

  • Giurisprudenza della Cassazione sulla distrazione di beni in leasing

    Sez. 5, n. 21933 del 17/04/2018 (Farruggio, Rv. 272992); Sez. 5, n. 44350 del 17/06/2016 (Guerri, Rv. 268469); Sez. 5, n. 33380 del 18/07/2008 (Bottamedi e altro, Rv. 241397); Sez. 1, n. 4846 del 26/11/1992 dep. 1993 (Terrinoni, Rv. 193443)

    La Corte ricorda che i beni pervenuti all'impresa tramite leasing restano soggetti al diritto del concedente; qualsiasi atto che ne impedisca l'acquisizione nella massa fallimentare o comporti un onere economico per la massa integra il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione.

Massime di principio

  • Quando il bene è concesso in leasing e viene sottratto o manomesso in modo da impedire l'acquisizione nella massa fallimentare o aumentare l'onere verso il concedente, può configurarsi bancarotta fraudolenta per distrazione anche se il soggetto non è formalmente amministratore al momento del fatto.
  • La prova della disponibilità effettiva del bene (es. ritrovamento presso parenti che lo usano come fosse del prevenuto) può costituire elemento decisivo per ritenere che il soggetto ne abbia disposto 'uti dominus' e quindi abbia realizzato la distrazione.
  • In cassazione il motivo deve confrontarsi puntualmente con la motivazione della sentenza impugnata: argomentazioni generiche o che non incidono sul nucleo motivazionale portano all'inammissibilità del ricorso.
  • Le sanzioni per ricorsi inammissibili (spese e somme alla Cassa delle ammende) possono essere applicate quando il ricorso omette il necessario confronto con le ragioni della decisione impugnata, soprattutto se la formulazione del motivo denota colpa nella determinazione dell'inammissibilità.
  • Per contestare una condanna basata su fatti materiali (es. sottrazione di un bene) è necessario dimostrare in modo specifico l'assenza di disposizione del bene o l'erronea valutazione probatoria compiuta dal giudice, non limitandosi a censurare profili formali come il ruolo di amministratore di fatto senza incidere sulla motivazione centrale.

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