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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20407/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva ritenuto responsabile, deducendo, con due motivi, violazione di legge e difetto di motivazione. Il primo motivo riguardava l'affermazione di responsabilità per resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che la condotta fosse, al più, una resistenza passiva e chiedendo una diversa lettura dei fatti. Il secondo motivo riguardava l'affermazione di responsabilità per ricettazione, contestando la qualificazione giuridica della condotta e la ricostruzione fattuale, in particolare con riferimento alla distanza temporale tra due furti ai danni di persone offese diverse e all'assenza di elementi concreti per attribuirgli il furto originario di uno dei beni poi rinvenuti. La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi reiterativi e sostanzialmente diretti a sollecitare una nuova valutazione del merito, attività preclusa in sede di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i motivi erano incentrati su censure di fatto e su una diversa lettura delle risultanze processuali, dunque estranee ai limiti del giudizio di legittimità. Ha ritenuto congrua, esaustiva e logicamente coerente la motivazione della Corte d'appello, che aveva confermato la decisione di primo grado in regime di doppia conforme. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p.

    Richiamato come norma incriminatrice per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale; la Corte rileva che le censure del ricorrente miravano a contestare in fatto la riconducibilità della condotta al reato.

  • art. 648 c.p.

    Richiamato come norma incriminatrice per il delitto di ricettazione; la Corte sottolinea che la qualificazione operata dai giudici di merito si fondava su elementi fattuali ritenuti logicamente e giuridicamente corretti.

  • art. 615 c.p.p.

    Non citato.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato nel dispositivo per la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non è consentito prospettare censure che, sotto la veste della violazione di legge o del vizio di motivazione, mirino in realtà a ottenere una nuova valutazione del compendio probatorio o una diversa ricostruzione storica dei fatti.
  • Quando la sentenza impugnata è sorretta da motivazione coerente, completa e priva di manifesta illogicità, la Corte di cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito.
  • In presenza di doppia conforme, la motivazione della sentenza di appello può richiamare e riprendere quella di primo grado senza che ciò integri di per sé un vizio, purché il percorso argomentativo resti esaustivo e logicamente corretto.
  • La qualificazione del fatto come ricettazione può essere sorretta da elementi indiziari quali la distanza tra i precedenti furti, il breve arco temporale tra gli eventi e l'assenza di elementi concreti per attribuire all'imputato il reato presupposto.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando i motivi sono reiterativi e si risolvono in contestazioni di merito non scrutinabili in sede di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeRicettazioneImpugnazioni
RamiReati contro la PADelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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