Cassazione Penale, Sentenza n. 18929/2023 del 05/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione; deduce (1) violazione dell'art. 34 cod. proc. pen. perché i giudici che hanno deciso non si sarebbero dovuti pronunciare per incompatibilità (gli stessi componenti, eccetto uno, del collegio annullato dalla Cassazione) e la questione di incompatibilità sarebbe stata rigettata ma non verbalizzata; (2) vizio di motivazione: la Corte di appello avrebbe riprodotto argomentazioni già censurate dalla Cassazione, attribuendo all'istante una colpa grave ostativa all'indennizzo sulla base di circostanze non accertate e senza spiegare il nesso causale tra il comportamento contestato e la carcerazione preventiva; nota anche la differente soluzione adottata per un coimputato assolto.
La decisione
Il ricorso in parte viene respinto e in parte accolto. Il primo motivo (astensione/ricusazione) è dichiarato inammissibile sulla base del principio consolidato che la causa di incompatibilità non tempestivamente dedotta non determina nullità del provvedimento e preclude la doglianza. Il secondo motivo è ritenuto fondato: la Corte di appello non ha ottemperato all'obbligo motivazionale imposto dalla sentenza di annullamento della Cassazione, avendo riproposto le stesse argomentazioni già ritenute inadeguate; in particolare non ha spiegato il nesso causale tra il comportamento dell'istante e l'evento della carcerazione preventiva. Per tali ragioni la Corte di cassazione annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio alla Corte di appello di Caltanissetta.
Norme richiamate
La norma sulle cause di incompatibilità è stata interpretata in senso tale che l'eventuale incompatibilità non rilevata dal giudice e non tempestivamente fatta valere con ricusazione non determina nullità del provvedimento e preclude la successiva doglianza
art. 178, comma primo, lett. a), cod. proc. pen.
Richiamata come norma che disciplina la nullità assoluta; la Corte precisa che l'incompatibilità non rientra tra le ipotesi che danno luogo a nullità assoluta secondo questa disposizione
Giurisprudenza consolidata (es. Sez. 6, n. 39174/2015; Sez. 2, n. 12896/2015; Sez. U. n. 23/1999)
Principio giurisprudenziale secondo cui la mancata astensione del giudice, se non tempestivamente impugnata con ricusazione, non comporta nullità del provvedimento e preclude la relativa censura in sede di legittimità
Sez. 3, n. 28012 del 05/07/2022 (giurisprudenza su colpa grave)
Per escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione per 'colpa grave' occorre che il comportamento incauto dell'indagato abbia avuto incidenza causale sull'evento della carcerazione preventiva; la mera valutazione di imprudenza senza nesso causale non è sufficiente
Massime di principio
- Le questioni di astensione/ricusazione devono essere sollevate tempestivamente: se non lo sono, la parte perde la possibilità di impugnarle in cassazione
- In giudizi per riparazione da ingiusta detenzione la Corte di appello, e segnatamente il giudice di rinvio, è obbligata a motivare secondo le indicazioni della Cassazione e non può limitarsi a riproporre argomentazioni già ritenute illogiche o insufficienti
- Per escludere l'indennizzo per colpa grave è necessario dimostrare il nesso causale tra il comportamento dell'indagato e la misura cautelare: valutazioni generiche o basate su circostanze non accertate non reggono
- Contraddizioni nelle dichiarazioni della persona offesa indeboliscono la possibilità di fondare su di esse gravi indizi di colpevolezza; occorrono riscontri esterni o elementi probatori concreti
- Decisioni diverse per coimputati in casi simili possono essere utili come elemento comparativo, ma l'assenza di motivazione coerente nella singola decisione rende necessario il riesame
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