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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34214/2025 del 20/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma del 27/05/2025 che aveva revocato il sequestro preventivo dei saldi attivi dei rapporti bancari intestati a Neri Renato e disposto la restituzione ai legittimi eredi. La ricorrente deduceva che il Tribunale aveva motivato la restituzione sulla base del ritenuto cessato "periculum in mora" anziché sul presupposto della inconfiscabilità dei beni a seguito della morte del titolare (Neri): sosteneva che la morte rende i beni inconfiscabili nei confronti del deceduto e che non poteva essere applicata confisca per equivalente sui beni di un soggetto deceduto né poteva essere leso il diritto di terzi estranei; la ricorrente chiedeva che la revoca del sequestro fosse pronunciata per l'inconfiscabilità dei beni e non solo per il venir meno del pericolo di dispersione.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse: la Corte ha ritenuto che la ricorrente non potesse trarre alcun vantaggio dall'accoglimento del gravame poiché aveva già ottenuto la restituzione dei beni, per cui mancava l'interesse concreto e attuale richiesto dalla normativa sull'ammissibilità. Per questo motivo non si è entrati nel merito delle questioni sulla confiscabilità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., è stata condannata al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    l'inammissibilità dell'impugnazione proposta "da chi non è legittimato o non ha interesse"

    La norma è stata interpretata nel senso che l'impugnazione è inammissibile quando chi la propone non ha un interesse concreto e attuale all'eliminazione o alla riforma del provvedimento impugnato.

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiama il principio del vaglio di ammissibilità fondato sulla verifica della concreta legittimazione e dell'interesse all'impugnazione; va letto congiuntamente all'art. 591 per valutare l'interesse dell'impugnante.

  • art. 322, cod. proc. pen.

    Individua le categorie astrattamente legittimate all'impugnazione reale; tuttavia la legittimazione astratta deve essere integrata dall'accertamento di un interesse concreto e attuale.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese e, in presenza di colpa nella proposizione di un ricorso inammissibile, l'irrogazione di una somma a favore della Cassa delle ammende; qui applicato per fissare € 3.000,00.

Massime di principio

  • Un ricorso è inammissibile se chi impugna non ha un interesse concreto e attuale al risultato; ottenere già il vantaggio richiesto rende il gravame privo di utilità e quindi inammissibile.
  • In materia di misure cautelari sui beni, il giudice d'appello può non entrare nel merito delle questioni sostanziali (es. confiscabilità) se rileva che l'impugnante non ha interesse all'accoglimento.
  • La morte del titolare di beni può incidere sulla configurabilità della confisca, ma la questione va trattata quando vi sia un interesse attuale da parte di chi impugna: il profilo di ammissibilità è preliminare e può escludere il sindacato di merito.
  • Chi propone ricorsi privi di prospettiva utile rischia non solo l'inammissibilità ma anche la condanna alle spese e sanzioni (Cassa delle ammende) se sussistono profili di colpa nella scelta di proporre l'impugnazione.
  • Occorre sempre dimostrare quale risultato giuridico immediato si persegue con il ricorso: il gravame deve essere funzionale a un effetto produttivo nella sfera giuridica dell'impugnante.

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