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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06982/2026 del 20/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del tribunale di Firenze resa in sede esecutiva, con la quale era stata esclusa l'applicabilità del vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati già oggetto di due distinte sentenze di condanna. In fatto, la decisione di merito aveva ritenuto che i delitti risalenti al 2021, commessi in concorso, e il successivo reato, commesso a distanza di oltre due anni e in forma individuale, non fossero stati originariamente programmati come parte di un unico disegno criminoso. Il ricorrente ha censurato tale conclusione deducendo, in sostanza, l'omogeneità offensiva dei fatti e il fatto che essi fossero stati commessi in un medesimo ambito territoriale; la Corte ha qualificato tali censure come essenzialmente confutative e generiche, non idonee a evidenziare vizi logici della motivazione né errori nell'applicazione dei criteri normativi sulla continuazione in executivis.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato la valutazione del giudice dell'esecuzione che aveva negato la continuazione tra i reati oggetto di diverse sentenze, valorizzando la differenza nelle modalità esecutive, la distanza temporale superiore a due anni e l'assenza di elementi concreti da cui desumere la preordinazione unitaria. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non essendo emersi elementi per escludere la colpa nella causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    La continuazione in sede esecutiva richiede la prova che i reati siano stati concepiti ed eseguiti nell'ambito di un unico programma criminoso, già delineato nelle sue caratteristiche essenziali al momento del primo reato.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e, salvo assenza di colpa, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione in sede esecutiva non basta la mera omogeneità dei reati o la loro appartenenza a un medesimo contesto territoriale: occorre la dimostrazione di un programma criminoso unitario, originariamente concepito almeno nelle sue linee essenziali.
  • L'unitarietà del disegno criminoso va desunta da concreti indicatori fattuali, tra cui omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità esecutive, causali, sistematicità e abitudini di vita; nessuno di tali indici, preso isolatamente, è decisivo se i successivi fatti risultano frutto di determinazioni estemporanee.
  • La verifica della sussistenza della continuazione è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione quando la motivazione sia congrua, non illogica e immune da travisamenti.
  • In sede di legittimità, censure meramente assertive, confutative o generiche non sono idonee a superare una motivazione che abbia escluso la continuazione sulla base di elementi concreti, quali la diversa modalità di commissione e un rilevante divario cronologico tra i reati.
  • La reiterazione di reati non coincide con la continuazione: il programma di vita improntato al crimine è concettualmente distinto dall'originaria programmazione di una serie di illeciti e rileva, piuttosto, ai fini di istituti diversi come la recidiva o la professionalità nel reato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

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