Cassazione Penale, Sentenza n. 5472/2022 del 16/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa durante la detenzione domiciliare; il Magistrato di sorveglianza di Bari rigettava l'istanza. In cassazione il ricorrente lamentava la violazione dell'art.111 Cost., dell'art.6 CEDU e dell'art.123, comma 3, cod. proc. pen., per presunta assenza di motivazione del provvedimento impugnato.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l'esecuzione della misura della detenzione domiciliare era cessata nel mese di ottobre 2021 (intera espiazione della pena) e che non risultavano indicati titoli che potessero dare luogo a prosecuzione della misura. Per tale motivo la Corte non è entrata nel merito delle doglianze sulla motivazione e non ha disposto provvedimenti accessori di condanna, richiamando giurisprudenza consolidata sul punto.
Norme richiamate
Costituzione, art. 111
Invocato dal ricorrente in relazione al diritto a un giudizio motivato; la Corte non ha esaminato il merito della censura perché ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 6
Richiamato dal ricorrente come garanzia di giusto processo e motivazione; la Corte ha ritenuto la questione priva di rilevanza per l'esame del ricorso dopo la cessazione dell'esecuzione della misura.
Codice di procedura penale, art. 123, comma 3
Censurato dal ricorrente in relazione alla motivazione del provvedimento impugnato; la Corte non ha valutato l'eventuale violazione sostanziale della norma per effetto della sopravvenuta carenza di interesse.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (precedenti richiamati)
Sez. U, n. 20 del 09/10/1996 (Vitale); Sez. U, n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta); Sez. 6, n. 22747 del 06/03/2003 (Caterino); Sez. 2, n. 30669 del 17/05/2006 (De Mitri)
I precedenti affermano il principio secondo cui la sopravvenuta cessazione dell'interesse determina l'inammissibilità del ricorso e non dà luogo all'adozione di provvedimenti accessori di condanna.
Massime di principio
- Se la misura impugnata è cessata (es. per completa espiazione della pena) il ricorso può risultare inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse; in tal caso il giudice non entra nel merito delle censure.
- Per mantenere l'interesse a impugnare una decisione che riguarda misure eseguite, il ricorrente deve dimostrare l'esistenza di profili di rilevanza attuale o di effetti ulteriori (es. prosecuzione della misura, effetti collateralI persistenti, provvedimenti futuri possibilmente influenzati dalla decisione).
- La mera violazione formale (es. carenza di motivazione) può rimanere inevasa se l'interesse ad ottenere la pronuncia è venuto meno per sopravvenuta cessazione dell'esecuzione; valutare dunque tempestivamente il ricorso per evitare l'inammissibilità per sopravvenuta mancanza di interesse.
- Quando si impugna il diniego di autorizzazione al lavoro in regime di detenzione domiciliare è utile documentare e provare l'attualità e la futura utilità della pronuncia (per esempio disponibilità di un lavoro imminente, perduranti effetti della decisione sullo status del detenuto).
- Se esistono effetti collateralI permanenti o potenziali (es. conseguenze amministrative, disciplinari, o rischi di reimposizione della misura) è opportuno evidenziarli nel ricorso per evitare che venga dichiarato inammissibile per mancanza di interesse.
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