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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5863/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso articolava due motivi: (1) vizio di applicazione della legge penale e carenza motivazionale in relazione all'elemento oggettivo del reato di truffa, sostenendo che si sarebbe trattato di mero inadempimento contrattuale e non di raggiro; (2) violazione di legge e carenza motivazionale per aver subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno senza valutare la concreta capacità economica dell'imputato di adempiere a tale condizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato manifestamente infondato e quindi inammissibile il primo motivo, confermando irrevocabilmente la responsabilità dell'imputato per il reato di truffa. Ha invece accolto il secondo motivo, ritenendo che la decisione di appello avesse subordinato la sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno senza una specifica valutazione della possibilità dell'imputato di soddisfare tale obbligo; perciò ha annullato la sentenza limitatamente a quella statuizione e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Perugia per un nuovo esame e, se si confermasse la condizione, per una motivazione adeguata. Ha altresì trattato le questioni relative alle spese processuali della parte civile in base all'attività difensiva svolta.

Norme richiamate

  • art. 600 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla carenza motivazionale: la Corte ha ritenuto le doglianze sul punto generiche e riconducibili alla valutazione di merito, dunque manifestamente infondate

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che il motivo di cassazione per violazione di legge deve contestare la sussunzione del fatto nella fattispecie astratta; le critiche che si risolvono in una diversa valutazione del merito non sono ammissibili in cassazione

  • Costituzione, art. 3

    Riferito per spiegare che subordinare la sospensione condizionale a obblighi senza valutare la capacità di adempimento può incidere sul principio di uguaglianza

  • Costituzione, art. 27

    Richiamato per il principio rieducativo della pena, che impone una valutazione proporzionata e motivata quando si condiziona la sospensione a obblighi che possono risultare impossibili da adempiere

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 5, n. 46834/2022; Sez. 6, n. 11142/2023)

    La Corte segnala l'evoluzione degli orientamenti: è ormai prevalente l'orientamento che richiede una specifica valutazione e motivazione sulla capacità dell'imputato di soddisfare la condizione imposta per la sospensione

Massime di principio

  • Le censure che consistono nel proporre una diversa valutazione delle prove (ricostruzione alternativa dei fatti) concernono il merito e sono inammissibili in cassazione se non individuano un concreto vizio di diritto nella sussunzione
  • Quando il giudice condiziona la sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno, deve considerare e motivare, se dagli atti emergono elementi rilevanti, la concreta capacità economica dell'imputato di adempiere alla condizione; l'omessa valutazione può determinare annullamento con rinvio
  • La conferma della responsabilità penale in sede di legittimità rende irrevocabile la condanna quando il ricorso è manifestamente infondato su profili di merito
  • In caso di parziale accoglimento del ricorso il giudice di rinvio deve attenersi ai criteri indicati dalla Cassazione e fornire motivazione puntuale sulle questioni rimesse
  • La parte civile che chiede la condanna alle spese in Cassazione dovrebbe svolgere un'attività difensiva effettiva (anche tramite memorie scritte argomentate), altrimenti rischia di non ottenere la liquidazione integrale delle spese

Testo integrale

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