Cassazione Penale, Sentenza n. 14748/2022 del 15/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto la riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per la custodia cautelare subita in un procedimento per associazione di tipo mafioso da cui è stato definitivamente assolto. Ha contestato che le intercettazioni fossero incriminanti, sostenendo che visite e richieste di vetture avessero spiegazioni lecite (relazione sentimentale, motivi di lavoro) e che non fosse a conoscenza di scopi illeciti.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha confermato che la Corte d'appello, nel giudizio di riparazione, ha correttamente valutato il materiale probatorio e ritenuto che il comportamento del Germanò, pur non sufficiente a fondare una condanna penale, abbia colposamente e in modo decisivo contribuito all'emissione della misura cautelare. Sono state valorizzate intercettazioni dalle quali emergerebbe il ruolo operativo del ricorrente (fornitura di veicoli rubati agli affiliati del Fasciani) e la conversazione in cui il ricorrente riferiva "lì non poi sbaglià...appena sbagli vai carcerato...i lavori che lui fa lì dentro, non li deve vedere nessuno al di fuori di loro"; inoltre la visita in ospedale per ottenere il consenso alla consegna dei mezzi è stata ritenuta indicativa di contiguità agli ambienti criminali. Per tali ragioni è escluso il diritto all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000. Decisione resa il 15/02/2022.
Norme richiamate
La norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione è stata interpretata nel senso che l'indennizzo è escluso se la custodia cautelare è stata causata da dolo o colpa grave del detenuto; la colpa grave è valutata nella sua componente oggettiva e secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, con valutazione ex ante della prevedibilità dell'intervento dell'autorità giudiziaria.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)
Conferma che il giudice della riparazione valuta se la condotta dell'interessato abbia creato la falsa apparenza di configurabilità di un illecito penale; la valutazione è autonoma rispetto al processo di merito e non richiede che la condotta integri un reato.
Giurisprudenza - Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)
Sottolinea l'autonomia del giudizio civile di riparazione rispetto alla valutazione penale e la necessità di esaminare tutti gli elementi per stabilire l'eventuale causa ostativa al diritto all'indennizzo.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 49613 del 19/10/2018 (B)
Indica che, nei reati associativi, comportamenti percepibili come indicatori di contiguità ad ambienti criminali possono integrare la causa ostativa della colpa grave ex art. 314 c.p.p.
Massime di principio
- Nel giudizio di riparazione si applica un criterio oggettivo: si valuta ex ante se la condotta materiale dell'interessato poteva ragionevolmente creare l'apparenza di un illecito e quindi determinare l'intervento dell'autorità.
- La colpa grave che esclude l'indennizzo non coincide con la colpa penale: non è richiesto il dolo o la responsabilità penale, ma una condotta macroscopicamente negligente o imprudente che, secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, potesse far intervenire l'autorità giudiziaria.
- Intercettazioni o comportamenti che mostrano un ruolo operativo o contatti continuativi con soggetti ritenuti affiliati a un'associazione criminale possono bastare a negare la riparazione anche se il soggetto è stato poi assolto nel processo penale.
- Il giudice della riparazione ha ampia autonomia valutativa rispetto al giudice penale e prende in considerazione l'insieme degli elementi probatori per verificare la sussistenza di cause ostative all'indennizzo.
- In casi simili, il rischio pratico per il richiedente è non solo la negazione dell'indennizzo ma anche l'addebito delle spese processuali e, se soccombente, la condanna a rifondere le spese della controparte.
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