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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24118/2022 del 22/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari. La ricorrente deduce violazione di legge e motivazione insufficiente/illogica, sostenendo che, essendo trascorsi dieci mesi dalla valutazione del riesame e essendosi interrotto il rapporto sentimentale con il coimputato Ferraiolo (documentato da una dichiarazione sostitutiva allegata), doveva essere rivalutata la persistenza delle esigenze cautelari e, in confronto alla posizione del coimputato, adottata una misura meno afflittiva.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze risultano generiche e fondate su circostanze di fatto non dimostrate (es. la rottura del rapporto con il coimputato), non scrutinabili in sede di legittimità e comunque non decisive. Il Tribunale aveva motivato il diniego valorizzando la relativamente recente esecuzione del fatto (sequestro di persona), le modalità esecutive allarmanti e violente, e il determinante contributo della ricorrente in luogo affollato. La Corte ha richiamato il principio per cui l'attenuazione delle esigenze cautelari non può desumersi solo dal decorso del tempo o dall'osservanza delle prescrizioni senza elementi di sicura valenza sintomatica del mutamento. Per legge è disposta la condanna della ricorrente alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 606 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, convertito con legge 18 dicembre 2020, n.176

    Norma richiamata per la trattazione del ricorso senza intervento delle parti; la causa è stata decisa con le conclusioni scritte delle parti ai sensi di tale disposizione

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Predisposizione di sanzioni processuali a carico del ricorrente per inammissibilità del ricorso; dalla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna alle spese e, qui per profili di colpa, il versamento alla Cassa delle ammende

  • Giurisprudenza citata (Sez. 3, Sentenza n. 43113 del 15/09/2015)

    Rv. 265652 - 01 (citazione presente nel testo)

    Principio secondo cui l'attenuazione o esclusione delle esigenze cautelari non può fondarsi solo sul decorso del tempo o sull'osservanza delle prescrizioni; è necessario valutare elementi di sicura valenza sintomatica del mutamento della situazione

Massime di principio

  • La mera decorrenza del tempo di esecuzione della misura cautelare o l'osservanza delle prescrizioni non sono di per sé sufficienti a escludere o attenuare le esigenze cautelari: occorrono elementi concreti e probatori che attestino un mutamento della situazione iniziale.
  • Le affermazioni di cambiamento di circostanze fattuali (es. la fine di un rapporto sentimentale) devono essere adeguatamente documentate: dichiarazioni non provate non sono decisorie in sede di legittimità.
  • Gravità, modalità esecutive e recentezza del fatto cruciano per il mantenimento della misura: condotte violente, spregiudicate e consumate in luogo affollato pesano fortemente contro la revoca o mitigazione della misura.
  • Per ottenere successo in Cassazione contro un provvedimento cautelare è necessario allegare profili di manifesta illogicità o violazione di legge nella motivazione; doglianze generiche non sono ammesse.
  • In caso di ricorso manifestamente inammissibile per negligenza o colpa del ricorrente, può essere disposta la condanna al pagamento di ammende e spese processuali; pertanto valutare la fondatezza dell'impugnazione prima del deposito.

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