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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25463/2024 del 27/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revoca della confisca di prevenzione di alcuni immobili intestati a lui, sostenendo la sopravvenienza di nuove prove scoperte dopo il giudicato che proverebbero la lecita origine dei pagamenti (es. documentazione sul pagamento di un immobile, emolumenti del padre e prove sul rimborso di un mutuo). I giudici di merito avevano ritenuto le prove non "nuove" o comunque acquisite con mancata diligenza (avrebbero potuto essere ottenute prima), e il Tribunale di Agrigento ha rigettato l'istanza; la Corte d'appello di Palermo ha dichiarato inammissibile l'appello. Il ricorrente ha impugnato per cassazione lamentando carenza motivazionale e ha spiegato di non aver potuto produrre prima la documentazione perché ristretto in carcere e in quanto estraneo alla trattativa all'epoca.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il decreto della Corte d'appello di Palermo per incompetenza funzionale del giudice che ha deciso la questione (la Corte d'appello di Caltanissetta aveva erroneamente ritenuto applicabile la previgente legge del 1956, mentre la normativa del "codice antimafia" doveva applicarsi). Ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Caltanissetta per il prosieguo del giudizio, lasciando dunque aperta la valutazione del merito circa la novità delle prove e la revocazione della confisca.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 ("codice antimafia")

    art. 28, comma 1; art. 117, comma 1

    L'art. 28 disciplina la revocazione della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione e individua la corte competente; l'art. 117 (disposizione transitoria) va interpretato nel senso che la disciplina nuova si applica salvo che la proposta di prevenzione fosse stata già formulata prima dell'entrata in vigore. Nel caso concreto la proposta fu presentata il giorno dell'entrata in vigore, per cui si applica il codice antimafia e non la previgente normativa.

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Norma previgente richiamata dai giudici di merito per qualificare l'istanza come revoca ai sensi della normativa anteriore; la Corte di Cassazione ha ritenuto tale qualificazione erronea per l'effettiva data di proposizione dell'azione di prevenzione.

  • codice di procedura penale

    artt. 630 e ss.; art. 11 (per l'individuazione della corte competente)

    L'art. 28 rinvia, per le modalità, agli artt. 630 e ss. c.p.p.; l'individuazione della corte competente deve essere effettuata secondo i criteri dell'art. 11 c.p.p. e la competenza ha natura funzionale, rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado.

Massime di principio

  • La competenza a decidere sulla revocazione della confisca di prevenzione va accertata con attenzione: le norme transitorie possono determinare l'applicabilità della disciplina nuova o di quella previgente in base alla data di proposizione dell'azione di prevenzione; il vizio di incompetenza funzionale è rilevabile d'ufficio e giustifica l'annullamento senza rinvio del provvedimento emesso dal giudice incompetente.
  • Per ottenere la revoca della confisca per sopravvenienza di "nuove prove" è necessario che tali prove siano effettivamente nuove rispetto al giudicato e non siano state reperibili con ordinaria diligenza prima della formazione del giudicato; la semplice produzione successiva non è sufficiente se risulta che l'interessato o i suoi familiari potevano acquisirle.
  • La prova dell'impossibilità di produrre documenti per causa non imputabile (es. detenzione) va specificamente allegata e documentata: la detenzione può giustificare l'assenza di produzione solo se risulta che l'interessato non ha potuto in concreto procurare gli elementi probatori e non esistono mezzi alternativi per ottenerli.
  • Se la corte di merito si fonda su una errata qualificazione normativa (applicazione della legge previgente anziché della nuova), la Cassazione può annullare e rinviare gli atti al giudice competente per riassumere il giudizio secondo la corretta normativa, senza decidere sul merito delle nuove prove.

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