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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20008/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione fondato su un unico motivo: denunzia di violazione di legge e vizi motivazionali rispetto alla ritenuta sussistenza della condizione di procedibilità del reato di minaccia (art. 612, comma 1, c.p.) relativo al fatto del 8 agosto 2019. L'imputato contestava che non fosse sussistente una valida querela per il reato di minaccia contestato, posto che la vicenda era stata in primo grado qualificata come rapina impropria aggravata e la querela/denunzia era stata resa in forma nella quale il denunciante (Pennisi) aveva indicato anche la società proprietaria del distributore come danneggiata.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello di Messina che, dopo aver derubricato il fatto da rapina impropria ad insolvenza fraudolenta e minaccia, ha considerato valida la denunzia-querela presentata da Gaetano Gianluca Pennisi il 16/08/2019. La Suprema Corte ha confermato il principio secondo il quale il querelante non deve fornire la qualificazione giuridica esatta del fatto, ma limitarsi a esporre la materialità del fatto e manifestare in modo non equivoco la volontà di perseguire l'autore; pertanto la querela di Pennisi, che dichiarava espressamente di proporre "denunzia - querela" e descriveva le minacce ricevute (anche mediante espressioni in dialetto), era sufficiente a rendere procedibile il reato di minaccia. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 612, comma 1, cod. pen.

    Il reato di minaccia è, nella fattispecie, di quelli la cui procedibilità può essere condizionata alla querela della persona offesa; la Corte ha ritenuto che la querela/denunzia presentata da Pennisi fosse valida per rendere procedibile il delitto di cui all'art. 612 c.p.

  • istituto della querela (reati perseguibili a querela)

    La querela riguarda il fatto delittuoso esposto nella sua essenzialità; non è richiesta al querelante la qualificazione giuridica esatta del fatto, è sufficiente l'esposizione materiale del fatto e una manifestazione di volontà non equivoca di perseguire l'autore. Anche una denunzia-querela che indichi "per qualunque altro delitto che sarà ritenuto configurabile" è efficace per la procedibilità rispetto ai reati descritti.

  • principio di riqualificazione del fatto

    Il giudice può procedere a diversa ricostruzione giuridica dei fatti (derubricazione o riqualificazione): la scelta difensiva di un imputato o l'errata qualificazione nel titolo di querela non vincolano il giudice nella valutazione del fatto e nella individuazione della fattispecie applicabile.

Massime di principio

  • Per i reati perseguibili a querela la questione fondamentale è la presenza di una volontà non equivoca della persona offesa di perseguire l'autore: la querela non richiede la corretta qualificazione giuridica del fatto, ma la descrizione materiale dell'evento e l'espressione di volontà di promuovere l'azione penale.
  • Una denunzia-querela che descriva le minacce subite e dichiari espressamente l'intento di proporre querela è generalmente sufficiente a rendere procedibile il reato di minaccia anche se il querelante indica una diversa qualificazione giuridica (es. rapina) o indica come danneggiato un soggetto terzo.
  • Se il giudice di merito riqualifica il fatto (es. da rapina impropria a minaccia e insolvenza fraudolenta), la valida querela rispetto a uno dei reati ricostruiti può rendere procedibile l'accertamento anche per gli altri reati risultanti dalla ricostruzione, purché la querela descriva i fatti pertinenti.
  • La mancanza di querela valida può comunque essere rilevante per specifici reati (es. insolvenza fraudolenta) se la denunzia non è stata presentata dalla persona legittimata a proporla (es. proprietario del bene), per cui occorre sempre valutare chi ha titolo a querelare per il singolo reato.
  • Il comportamento complessivo della persona offesa, anche successivo alla denuncia, può concorrere a valutare la volontà di perseguire e chiarire eventuali ambiguità nella querela.

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