Cassazione Penale, Sentenza n. 38726/2023 del 22/09/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in sede di riesame, aveva annullato il sequestro cautelare relativo a una somma di denaro di circa 3.400 euro ma aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame rispetto al sequestro di 182.095,00 euro e di un orologio Rolex. Il ricorrente deduceva che il Tribunale aveva erroneamente escluso il suo interesse concreto ed attuale all'impugnazione, poiché egli aveva materialmente consegnato il plico contenente il denaro presso gli uffici della società mittente (Hospital Care s.r.l.), si era qualificato come "mittente sostanziale", e risultavano elementi (indicazione nella causale di un deposito postale, ragioni di sproporzione con i redditi) che rendevano il denaro riconducibile a lui.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Ha applicato il principio secondo cui l'indagato non titolare del bene sequestrato può proporre riesame solo se vanta un interesse concreto ed attuale all'impugnazione, corrispondente all'effetto tipizzato (la restituzione della cosa). Nel caso concreto il ricorrente non è risultato legale rappresentante della società mittente del plico (Hospital Care s.r.l.), e la circostanza che il plico risultasse inviato dalla società ha costituito elemento indiziario che il denaro non fosse di sua proprietà. Perciò è stato escluso l'interesse a ricorrere. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
L'indagato non titolare del bene oggetto di sequestro preventivo può proporre il riesame solo se dimostra un interesse concreto ed attuale all'impugnazione, coincidente con l'effetto tipico dell'istituto (la restituzione della cosa dissequestrata).
Giurisprudenza richiamata: Sez. 3, n. 16352 del 11/01/2021 (Di Luca, Rv. 281098)
Conferma il principio secondo cui la legittimazione dell'indagato non proprietario del bene è subordinata a un interesse concreto ed attuale all'impugnazione volto alla restituzione.
Giurisprudenza richiamata: Sez. 5, n. 52060 del 30/10/2019 (Angeli, Rv. 277753)
Conferma e precisa i limiti della legittimazione ad impugnare per l'indagato non titolare del bene sequestrato, richiedendo prova dell'interesse concreto all'esito favorevole dell'azione di riesame.
Massime di principio
- Il semplice possesso materiale del bene (es. consegna del plico) non è di per sé sufficiente a dimostrare la proprietà o l'interesse concreto all'impugnazione del sequestro; è necessario dimostrare che l'effetto dell'impugnazione (la restituzione) può realisticamente riguardare l'impugnante.
- La qualificazione del mittente del plico come società (e il fatto che l'indagato non ne sia il legale rappresentante) costituisce un forte indizio che il bene appartenga alla società e non all'indagato, riducendo la sua legittimazione a ricorrere.
- Chi non è titolare del bene sequestrato può proporre il riesame solo se prova un interesse attuale e concreto riconducibile all'effetto tipico del procedimento (restituzione); l'onere probatorio grava sul ricorrente.
- In caso di inammissibilità per carenza di interesse il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle Ammende commisurata al grado di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
- In situazioni analoghe è utile raccogliere e documentare elementi specifici che colleghino il bene alla persona che impugna (es. documenti di proprietà, deleghe, incarichi formali, prove che dimostrino che l'impugnante agisce per conto del titolare) per superare il requisito dell'interesse concreto.
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