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Sentenza

Sentenza n. 5731/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento dell’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba n. 20230004810 del 24.8.23 di diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202315506

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V QuaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato adottato dall'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d'ingresso per lavoro subordinato, relativo a un'attività nel settore agricolo come operaio florovivaistico. Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, nonché eccesso di potere e difetto di istruttoria, lamentando l'omessa comunicazione del preavviso di rigetto. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione dell'art. 3, comma 4, della legge n. 241 del 1990, contestando l'erronea indicazione dell'autorità giudiziaria competente e del termine per proporre impugnazione. Il Ministero si è costituito depositando documentazione e una relazione della sede diplomatica, senza articolare specifiche difese secondo quanto rilevato dal giudice.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha ritenuto fondata la censura relativa alla violazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, poiché l'Amministrazione non aveva preventivamente comunicato il preavviso di rigetto, sebbene tale adempimento fosse dovuto in base alla disciplina applicabile ratione temporis. Il giudice ha escluso l'applicazione dell'art. 21-octies, comma 2, della stessa legge, in quanto il potere esercitato in materia di visto d'ingresso è di natura discrezionale e, pertanto, non era possibile ritenere che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso. Ha invece qualificato come mera irregolarità l'erronea indicazione dell'autorità giudiziaria davanti alla quale proporre ricorso. L'Amministrazione è stata condannata alla rifusione delle spese di giudizio, liquidate in euro 1.500, oltre accessori e rimborso del contributo unificato se versato.

Norme richiamate

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il preavviso di rigetto era dovuto prima dell'adozione del diniego del visto; la sua omissione determina l'illegittimità del provvedimento.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    Il meccanismo di non annullabilità per violazioni procedimentali non opera quando il potere esercitato ha natura discrezionale, poiché non è possibile ritenere che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.

  • art. 3, comma 4, l. 241/1990

    L'erronea indicazione dell'autorità giudiziaria competente per l'impugnazione è stata qualificata come mera irregolarità, non decisiva ai fini dell'annullamento.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione esercita un potere discrezionale, l'omessa comunicazione del preavviso di rigetto previsto dall'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 comporta l'illegittimità del provvedimento, senza che possa operare l'esclusione dell'annullabilità prevista dall'art. 21-octies, comma 2, poiché non è possibile escludere che il contraddittorio procedimentale avrebbe potuto incidere sul contenuto finale dell'atto.
  • L'erronea indicazione, nel provvedimento amministrativo, dell'autorità giudiziaria competente a conoscere dell'impugnazione costituisce una mera irregolarità, che non determina di per sé l'annullamento dell'atto.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaPartecipazione al procedimentoInvalidità del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiPartecipazione procedimentaleDifetto di istruttoriaVizi formali non invalidanti

Testo integrale

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