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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15987/2025 del 28/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari del 27/05/2024 che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta fraudolenta documentale (omessa tenuta/sottrazione delle scritture) relativa alla società Autoricambi Campanile s.a.s. Tre censure principali: 1) contestazione della qualificazione dell'imputato come amministratore di fatto anziché mera testa di legno e violazione degli artt. 216 e 223 legge fallimentare; 2) censura sulla carenza di motivazione circa l'elemento soggettivo (dolo specifico) richiesto per la bancarotta documentale per sottrazione (art. 216, comma 1, n.2 l.f.), sostenendo che la Corte d'appello abbia parlato di "dolo generico" bypassando il necessario accertamento del dolo specifico; 3) doglianza sull'erroneo diniego delle attenuanti (art. 62-bis c.p. e art. 219 l.f.), con particolare riferimento alla speciale tenuità del danno e alla valutazione del comportamento postumo dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente all'accertamento dell'elemento soggettivo (dolo specifico) relativo al reato di bancarotta fraudolenta documentale: ha annullato la sentenza impugnata solo sotto questo profilo e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo esame sul dolo specifico. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile: il primo motivo è stato ritenuto generico e non convincente, il terzo motivo (attenuanti, tenuità del danno e attenuanti generiche) è stato ritenuto infondato perché la Corte territoriale aveva motivato correttamente la negazione delle attenuanti in base all'entità e all'impatto delle distrazioni sui creditori. Conseguenza pratica: riesame limitato al dolo specifico; le altre statuizioni restano confermate.

Norme richiamate

  • legge fallimentare, art. 216, comma 1, n. 2

    Distinzione tra bancarotta documentale per fraudolenta tenuta (dolo generico, se i libri vengono trovati e valutati) e bancarotta documentale per occultamento/sottrazione delle scritture (fattispecie autonoma che richiede dolo specifico: finalità di recare pregiudizio ai creditori o conseguire ingiusto profitto). La Cassazione ha chiarito che per la sottrazione occorre verificare e motivare il dolo specifico.

  • legge fallimentare, art. 223

    Norme sulla responsabilità degli amministratori e sulle conseguenze della loro condotta in sede fallimentare; citata nella contestazione iniziale relativa alla qualificazione dell'imputato come amministratore di fatto o formale.

  • legge fallimentare, art. 219, ultimo comma

    Regola sulla circostanza attenuante della particolare tenuità del danno in materia fallimentare: va valutata rispetto alla diminuzione patrimoniale effettivamente determinata dalla condotta dell'imputato sulla massa attiva disponibile per i creditori, e non semplicemente con riferimento all'ammontare del passivo.

  • codice penale, art. 62-bis

    Previsione che può consentire un trattamento attenuante per la condotta successiva all'evento; la sua applicazione richiede elementi concreti e specifici che attestino una positiva evoluzione della personalità o comportamento realmente meritevole di favore, non il mero decorso del tempo.

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    Limiti alla censura in cassazione e alla formulazione dei motivi dedotti, richiamato per indicare i vincoli di impugnazione osservati nel ricorso.

Massime di principio

  • Qualificazione amministratore di fatto vs testa di legno: i giudici valutano il comportamento concreto (conoscenza dell'oggetto sociale, atti di gestione, prelievi dal conto societario, uso della sede, acquisti e gestione della merce, disponibilità delle scritture). L'autodichiarazione o mere asserzioni difensive non bastano; va dimostrata la totale estraneità dell'amministrato alle vicende gestorie.
  • Bancarotta documentale (omessa tenuta vs sottrazione): occorre distinguere. Se le scritture sono state occultate o sottratte l'ipotesi richiede dolo specifico finalizzato a recare pregiudizio ai creditori o conseguire ingiusto profitto; se semplicemente i libri risultano tenuti in modo fraudolento può operare una fattispecie a dolo generico. In contestazioni simili il pubblico ministero deve provare (o la difesa confutare) la finalità dolosa.
  • Prova del dolo specifico: può essere desunta da elementi indiziari complessivi quali distrazioni di beni, sistematici prelievi ingiustificati, inesistenza della massa attiva, coincidenza temporale tra sparizione delle scritture e depauperamento patrimoniale, mancata documentazione di vendite dichiarate; ma la motivazione del giudice deve trattare espressamente questo punto.
  • Attenuante per particolare tenuità del danno (art. 219 l.f.): va valutata in rapporto alla diminuzione globale della massa attiva imputabile direttamente alla condotta illecita, non rispetto al solo passivo o a singole voci. Importante è l'effetto concreto sui creditori e sulla possibilità di esercitare azioni revocatorie o recuperare l'attivo.
  • Attenuanti generiche e art. 62-bis: il mero decorso del tempo o l'assenza di nuovi reati non sono sufficienti. Per essere valorizzati occorrono elementi concreti e specifici che attestino la rieducazione o un comportamento effettivamente positivo successivo.
  • Strategia processuale in cassazione: quando si impugna una valutazione di fatto (es. dolo), occorre formulare censure specifiche e ben tarate sui punti di motivazione; censure generiche o ripetitive rischiano l'inammissibilità. Se si mira al dolo specifico nella bancarotta documentale, il ricorso deve far emergere perché la ricostruzione delle prove non abbia considerato adeguatamente la finalità dolosa o l'assenza di essa.

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