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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24436/2023 del 07/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva respinto la sua domanda di affidamento in prova e di detenzione domiciliare relativa a una pena di 2 mesi di arresto per guida in stato di ebbrezza. Denunciava violazione di norme processuali (art.606 c.1 lett. c) c.p.p.) per omessa notifica del decreto di fissazione dell'udienza e per mancata sottoscrizione, da parte del condannato, dell'elezione di domicilio presso il difensore al quale era stata data notifica; sosteneva inoltre di non avere firmato la domanda.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, più precisamente, inammissibile. Ha ritenuto che le istanze per misure alternative alla detenzione devono essere corredate, a pena d'inammissibilità, dalla dichiarazione o dall'elezione di domicilio resa dal condannato (art. 656, comma 6 c.p.p. e art. 677, comma 2-bis c.p.p.). Essendo nel caso di specie assente la valida elezione di domicilio (mancata sottoscrizione), la domanda era inammissibile fin dall'origine. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 6, cod. proc. pen.

    Richiede che le istanze per il differimento dell'esecuzione o per misure alternative siano corredate dalla dichiarazione o elezione di domicilio del condannato; la mancanza è causa di inammissibilità.

  • art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Collega la validità della domanda alla presenza della elezione di domicilio; l'assenza o la mancata sottoscrizione equivale a mancanza della elezione.

  • art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma sui motivi di ricorso per cassazione richiamata per inquadrare la censura dedotta dal ricorrente.

  • art. 619, cod. proc. pen.

    Permette alla Corte di emendare in parte il ragionamento giuridico della decisione impugnata; qui utilizzato per segnalare che qualche passaggio motivazionale non era condivisibile ma ciò non mutava l'esito.

  • art. 666, comma 7, cod. proc. pen.

    Prevede la sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato; la sospensione era stata disposta dal Tribunale di sorveglianza di Genova dopo il ricorso.

Massime di principio

  • Per le domande di misure alternative o differimento dell'esecuzione presentate anche tramite difensore, è obbligatoria la dichiarazione o l'elezione di domicilio sottoscritta dal condannato: la mancata sottoscrizione rende la domanda inammissibile ab origine.
  • La firma del difensore non supplisce all'elezione di domicilio del condannato quando la legge la richiede espressamente; il difensore deve assicurarsi che l'assistito sottoscriva la dichiarazione.
  • Se si contesta l'omessa notifica di provvedimenti (es. decreto di fissazione dell'udienza), occorre verificare se ciò abbia inciso sulla regolarità sostanziale della procedura; tuttavia, difetti formali tassativi previsti dalla legge (come l'elezione di domicilio) possono essere decisivi indipendentemente da altre irregolarità.
  • In caso di inammissibilità per vizio formale, il rimedio pratico è la nuova presentazione dell'istanza corredata della dichiarazione/elezione di domicilio regolarmente sottoscritta; se sussistono elementi per dimostrare l'assenza di colpa del ricorrente nella determinazione del vizio, si può chiedere di evitare la sanzione pecuniaria.
  • Il ricorso per cassazione, quando è fondato su vizi di ammissibilità, può essere dichiarato inammissibile e comportare condanne alle spese e ammende se non emergono circostanze esimenti sulla responsabilità per il vizio procedurale.

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