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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8120/2024 del 23/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo anche per equivalente di somme ritenute riconducibili a reati: €20.000,00 in relazione al capo 7 (concorso in estorsione) e €12.480,00 in relazione al capo 8 (corruzione in atti giudiziari). Il ricorrente ha dedotto, con riguardo al sequestro di €12.480,00, vizio di motivazione e violazione di legge: mancava qualsiasi elemento che dimostrasse l'effettivo ingresso nel patrimonio del ricorrente dell'utilità contestata (il compenso liquidato alla dott.ssa Sisinni). Si è contestata la qualificazione di quella somma come "prezzo" della corruzione nei confronti del ricorrente e l'attribuzione automatica del vantaggio al ricorrente senza accertamento della natura economica del rapporto tra quest'ultimo e la percettrice del compenso (collaborazione, associazione professionale, riparto degli utili ecc.).

La decisione

Il ricorso è stato accolto nella parte relativa al sequestro della somma di €12.480,00: la Corte ha ritenuto che il Tribunale di merito non avesse fornito elementi idonei a collegare l'erogazione del compenso al profitto patrimoniale del ricorrente. È stata richiamata la distinzione tra prezzo e profitto del reato e la necessità di dimostrare un vantaggio economico effettivo a favore del corruttore per legittimare il sequestro per equivalente. Per tali ragioni la sentenza ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e il decreto del G.I.P. nella parte relativa al sequestro di €12.480,00, disponendone la restituzione all'avente diritto. (Resta impregiudicata la situazione relativa alla somma di €20.000,00 non oggetto di annullamento in questa parte.)

Norme richiamate

  • art. 319-ter c.p.

    Richiamato nel ricorso come norma rilevante rispetto alla fattispecie corruttiva; tuttavia la decisione si concentra soprattutto sull'applicazione delle norme sulla confisca e sul sequestro per equivalente, senza sviluppare un'interpretazione estesa di tale articolo nel testo riportato

  • art. 322-ter c.p.

    Interpretato dalla Corte nel senso che distingue nettamente il "prezzo" (il corrispettivo dato o promesso per indurre l'atto illecito) dal "profitto" (il vantaggio economico diretto derivante dalla commissione del reato). Ai fini del sequestro e della successiva confisca è necessario dimostrare l'effettivo profitto del corruttore; il criterio sussidiario di valutazione del profitto non può essere usato automaticamente per attribuire al corruttore somme corrisposte a terzi, salvo che esista prova certa dell'ingresso del denaro nel patrimonio del corruttore o di un profitto effettivo almeno pari al prezzo

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo per equivalente richiede prova dell'effettivo profitto o del collegamento patrimoniale dell'imputato con le somme: non è sufficiente il mero collegamento logico o la mera erogazione a terzi
  • Va sempre operata la distinzione tra "prezzo" (corrispettivo dell'attività illecita) e "profitto" (vantaggio economico effettivo del corruttore); il sequestro nei confronti del corruttore può essere disposto solo se è dimostrabile il profitto o, in alternativa, se è possibile accertare il profitto in misura non inferiore al prezzo con elementi certi
  • Quando la somma è stata percepita da un terzo, l'autorità deve accertare la natura del rapporto economico fra corruttore e percettore (es. rapporto di collaborazione, associazione professionale, ripartizione degli utili) prima di attribuire automaticamente la somma al patrimonio del corruttore
  • L'onere della prova circa l'esistenza e la consistenza del profitto spetta all'accusa: non può gravare sulla difesa dimostrare l'assenza di accordi o di rapporti economici tra professionisti, salvo che vi siano elementi concreti che impongano tale onere
  • Se la consistenza del prezzo stesso è incerta (ad es. non provato risparmio o vantaggio economico per il pubblico agente), la misura reale cautelare rischia di risultare illegittima e va disposta con cautela

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