Cassazione Penale, Sentenza n. 37103/2025 del 13/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 26/02/2025 con cui la Corte d'appello di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta del Procuratore generale di revoca dell'indulto (e in sostanza la richiesta di applicazione del beneficio ex art.1 L. 31/07/2006 n.241) in relazione alla pena detentiva di anni 1 e mesi 8 irrogata con sentenza irrevocabile del 17/01/2012. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge processuale e carenza di motivazione, sostenendo che il thema decidendum doveva riguardare la legittimità della procedura di revoca ex art.130 c.p.p. e che l'ordinanza impugnata non aveva dato conto delle questioni effettivamente poste dal Procuratore generale, specie alla luce dell'annullamento senza rinvio della precedente revoca de plano (ordinanza 20/07/2023) per nullità assoluta dovuta all'omessa instaurazione del contraddittorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che l'ordinanza impugnata è motivata in modo criptico e assertivo, con mancanza di corrispondenza tra ciò che era stato chiesto e quanto deciso, in violazione del principio della domanda che informa il procedimento di esecuzione. Ha annullato l'ordinanza del 26/02/2025 e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Napoli per un nuovo esame, invitando il giudice di merito a colmare le carenze motivazionali e a decidere rispettando i limiti della domanda e le garanzie del contraddittorio. La Cassazione non ha deciso nel merito sull'applicazione dell'indulto ma ha ordinato una nuova valutazione motivata.
Norme richiamate
legge 31 luglio 2006, n.241, art.1
Norma che disciplina il beneficio dell'indulto; la questione processuale verte sull'applicabilità del beneficio a specifiche pene detentive e pecuniarie e sulla corretta istruttoria relativa alla revoca del beneficio
Riferimento alla procedura prevista per la revoca di provvedimenti concessi: la Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione doveva valutare anche la legittimità dell'azione esperita ai sensi di tale norma e se la revoca fosse stata esperita nella forma e nei limiti consentiti
principio della domanda (giurisprudenza)
La Corte ha richiamato il principio secondo cui il giudice dell'esecuzione deve rispettare la domanda che informa il procedimento e decidere entro i limiti di quanto richiesto dall'istante, evitando pronunciamenti non corrispondenti alla domanda
Cass. Sez. ? sentenza n.21917/2024
Decisione precedente della Corte che ha annullato senza rinvio la revoca de plano dell'ordinanza del 20/07/2023 per nullità assoluta dovuta all'omessa instaurazione del contraddittorio: principio applicato nel riesame del procedimento
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione deve rispettare il principio della domanda: può decidere solo su quanto effettivamente richiesto dalle parti e deve motivare chiaramente le ragioni della decisione rispetto alla domanda proposta
- La revoca di un beneficio già concesso (es. indulto) richiede il rispetto delle garanzie del contraddittorio; provvedimenti di revoca adottati de plano senza instaurare il contraddittorio possono essere affetti da nullità assoluta
- In presenza di pronunce precedenti di annullamento, il giudice che riesamina la questione deve affrontare esplicitamente i profili di legittimità della procedura (compresa l'eventuale utilizzazione della procedura ex art.130 c.p.p.) e spiegare la corrispondenza tra chiesto e deciso
- Una motivazione criptica o meramente assertiva è insufficiente: il giudice deve esporre le linee argomentative che giustificano il rigetto o l'accoglimento della richiesta di indulto o della sua revoca
- Quando l'indulto è stato applicato a più sentenze o in presenza di cumulo pene, il giudice deve valutare separatamente gli effetti e i limiti del beneficio per ciascuna pena coinvolta, rendendo trasparente il calcolo dell'eventuale spettanza massima
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