Cassazione Penale, Sentenza n. 6603/2024 del 14/02/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del 05/09/2023 del Tribunale di Palermo, che aveva rigettato l'appello cautelare avverso l'ordinanza del G.I.P. del 03/07/2023, nella parte in cui era stata esclusa l'applicazione della misura cautelare nei confronti di De Luca per il reato di tentativo di estorsione pluriaggravata (anche ai sensi dell'art. 416-bis, comma 1). Il ricorso denuncia violazione di legge in relazione agli artt. 56 e 629 c.p., lamentando che il Tribunale abbia ritenuto il proposito estorsivo rimasto nella sfera interna degli indagati poiché non vi sarebbe stato incontro con la vittima. La Procura ha invece sostenuto che gli atti compiuti (richiesta a un intermediario, recarsi con Giannusa presso la sede dell'impresa funebre e attesa prolungata) erano atti esecutivi o preparatori idonei e diretti in modo non equivoco a realizzare l'estorsione, integrando quindi il tentativo.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato il Tribunale per aver valutato isolatamente l'assenza del contatto con la vittima, anziché verificare ex ante l'idoneità oggettiva e la direzione univoca degli atti compiuti. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui anche atti preparatori possono costituire tentativo se, in relazione alle circostanze, sono idonei e diretti senza equivoco al conseguimento del risultato. Di conseguenza la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Palermo per un nuovo giudizio nel quale dovranno essere valutate unitariamente le intercettazioni e le condotte emerse per stabilire se sia stata superata la soglia della punibilità per tentativo di estorsione.
Norme richiamate
La Corte interpreta l'art. 56 nel senso che per il tentativo rilevano non solo gli atti esecutivi ma anche atti preparatori che, ex ante e in relazione alle circostanze, siano idonei e diretti in modo non equivoco al compimento del reato.
art. 629 cod. pen. (estorsione)
Norma sostanziale del reato contestato; la valutazione riguarda se le condotte accertate costituiscano tentativo di estorsione ai sensi dell'art. 629 c.p.
art. 416-bis, comma 1 cod. pen. (agevolazione/associazione mafiosa - aggravante)
La contestazione contempla l'aggravante di matrice mafiosa, che influenza la valutazione della riconoscibilità delle richieste e della pressione esercitata sugli intermediari e sulla vittima.
Massime di principio
- La configurabilità del tentativo va valutata "ex ante" sulla base dell'idoneità oggettiva degli atti compiuti e della loro direzione univoca al conseguimento del reato, non soltanto sulla effettiva realizzazione dell'incontro o del contatto con la vittima.
- Anche atti formalmente preparatori possono integrare il tentativo se, considerati nel loro complesso e nel contesto operativo (intercettazioni, ruoli degli intermediari, recarsi sul posto, attesa della vittima), dimostrano che il piano criminoso era definitivamente approntato e iniziato.
- Il giudice deve valutare unitariamente tutte le evidenze (conversazioni intercettate, ruoli e affidabilità degli intermediari, comportamenti dei soggetti) e motivare specificamente sull'idoneità degli atti, evitando valutazioni isolate.
- La presenza di soggetti notoriamente legati a contesti mafiosi può rendere più probabile che il messaggio intimidatorio sia riconoscibile e che gli atti fossero idonei a conseguire l'obiettivo estorsivo; ciò incide sulla valutazione della gravità indiziaria.
- Per l'applicazione di misure cautelari per tentativo è necessaria una valutazione complessiva della gravità indiziaria: non basta l'intenzione interna, occorre la prova che le condotte avessero una concreta probabilità di realizzare il reato salvo eventi imprevedibili e indipendenti dalla volontà dell'agente.
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