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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43377/2023 del 26/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza per vizi di motivazione; contesta l'attribuzione della qualifica di amministratore di fatto delle società fallite (Tenuta Villa Orsini S.p.A. e G.E.O. Impianti e Costruzioni S.p.A.), censura l'attendibilità delle dichiarazioni rese dall'amministratore di diritto Maurizio Canali (definito dalla difesa come possibile "testa di legno"), sostiene che l'occupazione dell'immobile fosse regolata da un contratto di comodato, contesta l'accertamento della qualità di datore di lavoro basato su dichiarazioni di un dipendente non identificato e lamenta la insufficiente valutazione della recidiva reiterata e qualificata, sottolineando la lontananza temporale dei precedenti per bancarotta.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato le conclusioni della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna di Pieri per: reati pluriaggravati di bancarotta impropria da operazioni dolose, bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta fraudolenta documentale (in relazione alla Tenuta Villa Orsini S.p.A.), e per bancarotta documentale semplice (in relazione alla G.E.O. Impianti e Costruzioni S.p.A.). La Corte ha ritenuto che la qualificazione di amministratore di fatto fosse supportata da una convergenza di elementi (controllo tramite altra società di cui Pieri risultava socio di maggioranza, trattative condotte e concluse dall'imputato per l'appalto che ha innescato la crisi, uso dell'immobile senza giustificazioni compatibili con l'estraneità, accertamenti ispettivi riguardanti la qualità di datore di lavoro, e riscontri ai racconti del Canali). Quanto all'accertamento dell'autore delle opera zioni bancarie, la Corte ha ritenuto irrilevante la mancata identificazione diretta una volta comprovato il ruolo gestorio. Sulla recidiva la Corte ha svolto un'analisi dei precedenti e del rapporto con i reati attuali, ritenendo fondata la qualificazione della recidiva. Conseguentemente, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    La Corte applica l'art. 616 c.p.p. per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Per contestare efficacemente la qualifica di "amministratore di fatto" è necessario non limitarsi a criticare singoli elementi ma affrontare compiutamente la motivazione complessiva del giudice che valuta la convergenza di più indizi (controllo societario, condotta gestionale, attività negoziale rilevante, uso di asset societari).
  • L'assenza di prova diretta dell'autore materiale di singole operazioni bancarie non esclude la responsabilità se è accertato un ruolo gestionale dominante che consente di ricollegare le distrazioni patrimoniali alla volontà dell'amministratore di fatto.
  • La mera formulazione di rilievi generici o la riproposizione delle stesse censure già esaminate in grado d'appello, senza confrontarsi punto per punto con la motivazione che le ha confutate, è insufficiente in Cassazione e può determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando si lamenta l'inattendibilità di una testimonianza o dichiarazione (es. dell'amministratore di diritto), occorre indicare elementi concreti e documentati che dimostrino il vizio probatorio o proporre prove alternative non raccolte, altrimenti i giudici possono ritenere riscontrate le dichiarazioni alla luce di altri elementi di riscontro.
  • Sulla recidiva reiterata e qualificata il ricorrente deve affrontare specificamente il nesso tra i precedenti e gli illeciti attuali; la lontananza temporale dei fatti non è necessariamente decisiva se esistono anche fatti più recenti che giustificano la qualificazione.
  • In sede difensiva è importante attivarsi per ottenere l'audizione di testi chiave (es. dipendenti citati negli accertamenti) o per chiedere acquisizioni documentali durante il processo: l'assenza di tali richieste può indebolire la censura sulla incompletezza probatoria.

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