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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43332/2023 del 26/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei beni nella disponibilità del ricorrente, contestando: (i) la mancanza di fumus commissi delicti rispetto al ruolo attribuito allo SCALINO (sostanzialmente consulente/intermediario che avrebbe apposto il visto di conformità e presentato dichiarazioni per la società IGE), con censura sulla valorizzazione di conversazioni che non lo riguarderebbero direttamente e sulla errata interpretazione della normativa sul visto di conformità; (ii) l'assenza di elementi che dimostrassero consapevolezza o partecipazione all'attività fraudolenta e l'argomento che lo SCALINO avrebbe annullato le dichiarazioni IVA motu proprio; (iii) la mancanza del periculum in mora, censurando la valutazione del Tribunale che aveva ritenuto rilevante una donazione immobiliare effettuata alcuni mesi prima della misura.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di Napoli avesse adeguatamente motivato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, ricostruendo un sistema fraudolento orchestrato da OLIVA Giuseppe tramite società "cartiere" (tra cui la IGE) e documentando anomalie e rapporti economici e comunicativi tra SCALINO e OLIVA (frequenti conversazioni, introduzione del collega BOTTONE, determinazione del compenso in percentuale sul credito, interlocuzioni con OLIVA per soluzioni ai problemi relativi al credito). La Corte ha altresì ritenuto non decisiva per l'esclusione della responsabilità la presentazione dell'integrativa che azzerava il credito, valutando tale atto in stretto rapporto con l'attività investigativa e le perquisizioni. Quanto al periculum in mora, la Corte ha dato rilievo alla donazione di due immobili alla madre (dicembre 2022), ravvisandone rilevanza ai fini del rischio di dispersione del profitto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000

    Le disposizioni sono richiamate come fondamento dei reati di frode fiscale correlati alla creazione e utilizzo di crediti IVA fittizi; la Corte ha ritenuto che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sia giustificato dal fumus relativo a tali reati nel contesto di un sistema fraudolento.

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente richiede la valutazione complessiva del fumus del reato e del periculum in mora: la motivazione può fondarsi su un insieme di elementi indiziari concatenati e non solo su singoli atti o conversazioni isolate.
  • La mera funzione tecnica o 'leggera' di un atto formale (es. il visto di conformità) non esclude che, in presenza di elementi circostanziali (frequente contatto con il promotore della frode, modalità di determinazione del compenso, rapporti economici diretti con il soggetto apicale), il professionista possa essere ritenuto consapevole o partecipante all'attività illecita.
  • La modifica o l'annullamento delle dichiarazioni fiscali intervenuti dopo l'avvio delle indagini può essere interpretata come reazione alle attività investigative e non necessariamente come indice di estraneità; il giudice può ricondurre tali atti alla dinamica delle investigazioni.
  • Trasferimenti o donazioni di beni effettuati in prossimità di atti investigativi o di misure cautelari possono rafforzare la sussistenza del periculum in mora (rischio di dispersione del profitto) e giustificare misure reali cautelari.
  • In Cassazione il ricorso contro provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge o per vizi di motivazione così gravi da rendere lacunoso l'itinerario logico-argomentativo del giudice; quindi le critiche atomistiche ai singoli elementi probatori, se non accompagnate da un vizio motivazionale radicale, difficilmente sono idonee a capovolgere il provvedimento cautelare.

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